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BOLZANO. Don Josef Innerhofer ha «vissuto» con Josef Mayr-Nusser per 14 anni. Ha scandagliato la vita del martire, le carte, le testimonianze, fino alla festa di ieri, che è stata anche sua. È andato a questo anziano, minuto sacerdote, uno degli applausi più caldi ieri mattina in Duomo, durante la celebrazione di beatificazione. Il percorso era iniziato nel 1990, con Peter Egger come postulatore diocesano. Nel 2003 il ruolo di postulatore passò a don Innerhofer, su incarico del vescovo Wilhelm Egger.
È stato don Innerhofer ieri, in apertura di celebrazione, a leggere la biografia di Josef Mayr-Nusser. Terminato tutto, padre Carlo Calloni, il postulatore generale, si è avvicinato a don Innerhofer, «oggi è la sua giornata, caro don Josef».
Chi è il beato Mayr-Nusser, attraverso le parole del postulatore diocesano? Cosa sente più fortemente di questo uomo, morto per dire «no» a Hitler? «La tolleranza», risponde don Innerhofer, riparandosi dal sole sotto il tendone in piazza Parrocchia, «È stato un uomo di grande fede e di straordinaria apertura, doni che aveva ereditato della madre, una donna straordinaria. Mayr-Nusser è morto per la sua fede e le sue idee, ma non chiedeva a nessuno di seguire il suo esempio. Non raccontò che avrebbe rifiutato il giuramento, perché non voleva esporre altre persone al pericolo. E prima, da giovane, quando operava nella San Vincenzo, chiedeva a tutti di avvicinarsi ai poveri ponendosi sullo stesso piano». Una guardia delle SS, che scortava il bolzanino e gli altri prigionieri verso Dachau molti anni dopo scrisse alla vedova Hildegard Straub. Mayr-Nusser, le scrive l’ex nazista, «ora è il mio grande intercessore presso Dio». Don Innerhofer si commuove: «Quella guardia non fu l’unica ad essere cambiata dall’incontro con Mayr-Nusser. Molti soldati sono stati così colpiti dal comportamento del beato, che successe qualcosa nel loro rapporti con gli altri detenuti. Si sviluppò un legame». Certo, si parla di Dachau. «È una luce nel buio, ci insegna che una sola persona può cambiare tante cose». Il vescovo Muser parla di Mayr-Nusser come un beato «credibile, provocatorio e scomodo». Il figlio Albert Mayr-Nusser quasi supplica di non trasformalo in un santino. Questa beatificazione è anche una sfida? Così padre Carlo Calloni, postulatore generale dal 2013: «La fede è sempre una sfida, perché ci chiede di essere testimoni credibili, come lo è stato Mayr-Nusser. Abbiamo conosciuto la sua nobiltà di animo. Sapeva dare a tutti con generosità, mai prevaricando gli altri. Ecco, diciamo allora che la grande sfida è proporre la fede nella maniera più semplice e attuale, senza aggressione». (fr.g.)
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