BOLZANO. Ci vorranno altri due mesi per chiarire definitivamente la vicenda delle slot nei bar bolzanini. Dopo la sentenza del Tar, che ha negato la sospensiva a tre esecercizi cittadini (uno in piazza Don Bosco, l'altro in via Duca d'Aosta e il terzo in via Claudia Augusta), l'avvocato Juri Andriollo ha confermato ieri di aver ricevuto l'incarico per fare appello contro una sentenza che i baristi ritiengono sia frutto più di una valutazione "morale" che "documentale". In sostanza, si ordina la rimozione delle slot (pena la chiusura del locale) denunciando un generico aumento dei casi di ludopatia senza fornire alcuna statistica, il numero preciso dei pazienti in cura e alcuna prova sulla correlazione tra dipendenza e presenza delle macchinette nei bar.

Le motivazioni del Tar. Secondo i giudici del Tar (presidente Hugo Demattio e consiglieri Luigi Mosna, Lorenza Pantozzi Lerjefors e Peter Michaeler) in gioco ci sono interessi contrapposti, quello pubblico mirante a limitare al minimo i danni legati alle dipendenze e quello privato, dei baristi, il cui principale obiettivo è fare cassa. «Quanto al pregiudizio - scrive il Tar - derivante dalla rimozione degli apparecchi da gioco lecito (le slot, appunto ndr), nella comparazione dei contrapposti interessi - quello economico di acquisire maggiori guadagni e quello pubblico a contenere i danni sociali e individuali causati dalla ludopatia - prevale il pregiudizio grave e irreparabile all'interesse individuale e collettivo, di portata non solo patrimoniale, conseguente alla mancata rimozione degli apparecchi da gioco». Il Tar, sotto il profilo giuridico, si rifa al secondo comma dell'articolo 47 della legge provinciale 58 del 14 dicembre 1988, secondo il quale «la sospensione dell’attività è disposta dal sindaco solo "fino all'avvenuta rimozione di questi giochi”».

Il Consiglio di Stato. L'avvocato Andriollo, pur sottolineando «che le sentenze si rispettano e non si commentano», assicura che ci sono i presupposti per fare ricorso al Consiglio di Stato. «Lo presenteremo a breve e confidiamo di avere una risposta entro 2 mesi». Per i baristi, che lamentano anche una disparità di trattamento rispetto a tabaccai e alle sale giochi più grandi, è diventata dunque, oltre che una questione economica, anche una questione di principio.

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