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BOLZANO. Nel 2008 decise di accogliere l’invito dello Stato di collaborare nella lotta contro la criminalità organizzata. Tecnicamente non è un “collaboratore di giustizia” in quanto non ha mai fatto parte della mafia calabrese a cui ha dichiarato guerra. Il 34enne in questione è un “testimone di giustizia” perché ha accettato di testimoniare in diversi tribunali per incastrare i boss calabresi che tirano le fila del grande affare legato all’usura.
Fra quattro anni alcuni boss condannati pesantemente sulla base della testimonianza resa davanti ai giudici torneranno in libertà. «Me l’hanno giurata - racconta al nostro giornale - vogliono uccidermi, per loro sono semplicemente un infame. Eppure lo Stato ha deciso di abbandonarmi ed ora non so proprio che fare».
Da circa un mese il Ministero dell’Interno gli ha annunciato che non verrà più pagato l’affitto dell’appartamento dove vive a Bolzano, con contestuale revoca anche del contributo alimentare di 900 euro erogato mensilmente per dieci anni. Prima di essere sistemato provvisoriamente in un appartamento anonimo a Bolzano, il 34enne ha vissuto sotto protezione a Vicenza, Gualto Tadino (in Umbria) , Terni, Montesilvano (vicino a Pescara), Cagliari, Genova, Treviso e a Trento.
Il 14 dicembre scorso il bolzanino acquisito si è visto respingere dal Tar del Lazio un’istanza di sospensiva del decreto di esclusione dal programma di protezione. Il super testimone è ormai senza paracadute ma intende rimanere a Bolzano ad attendere la sentenza di merito di primo grado. Poi potrebbe far appello al Consiglio di Stato, ma in questo caso saranno necessari alcuni anni per avere un pronunciamento. «Ho paura - ribadisce il super teste - rischiano di darmi ragione e di riconoscermi il diritto a rimanere nel programma di protezione quando potrebbe essere troppo tardi. Quella è gente che non scherza: me l’hanno giurata. Prima o poi mi uccideranno».
Da un punto di vista formale la rescissione del contratto di protezione è stato deciso anche a seguito di una violazione considerata grave. L’accordo con il Ministero dell’Interno prevede l’obbligo di non essere coinvolti in fatti penali. In realtà nel 2013 il testimone di giustizia venne arrestato con l’accusa di sfruttamento della prostituzione: lui giura di essere stato estraneo alle accuse e di essere stato denunciato per ripicca da parte di una conoscente. «Ero innocente - racconta - ma il mio avvocato mi consigliò di patteggiare, in quanto incensurato. Mi disse che avrei chiuso la vicenda con la sospensione condizionale senza dover ammettere nulla. Invece sulla base di quel patteggiamento, a quattro anni e mezzo dai fatti, il Ministero si è fatto vivo e mi ha comunicato che il patto si era rotto. Posso anche tornare in Calabria ma voglio che, se mi uccideranno, qualcuno del servizio protezione sia considerato responsabile della mia morte».


