BRENNERO. «Non voglio caos al Brennero: gli hotspot (i centri di identificazione) e i campi di accoglienza per i profughi vanno fatti più a Sud del confine»: a scaldare ulteriormente il clima sul tema migranti è stato il capitano del Tirolo Günther Platter, che non precisa, peraltro, se più a Sud voglia dire a Bolzano o a Verona. «Non voglio sostituirmi ai compiti del Governo italiano». Poi, però, ribadisce come l’Austria debba pressare l’Italia per arrivare ad una soluzione condivisa in tempi brevi: «In questi giorni - ha dichiarato ad un quotidiano di lingua tedesca - bisogna far capire chiaramente a Roma che non possiamo farci sorprendere. Nessuno ha interesse ad adottare misure estreme, come le reti metalliche. La nostra task force non le prevede».

Secondo Platter il Brennero «non può diventare una seconda Spielfeld (località al confine tra Austria e Slovenia ndr)», con controlli rigorosi e barriere alte oltre tre metri. «Se tutti gli altri chiudono i confini, noi non possiamo certo stare a guardare 1.000 migranti arrivare in Tirolo ogni giorno. Bisogna anche capirlo. Dobbiamo pressare Roma e fare tutti gli sforzi necessari, a livello diplomatico».

Platter ritiene che il Tirolo, finora, abbia fatto il suo dovere. «A Kufstein sono state attrezzate tendopoli capaci di ospitare fino a 2 mila migranti. E ne abbiamo assistiti in media tra 1.500 e 1.700». Platter non ha parlato con il ministro all’Interno Mikl-Leitner e con il collega alla Difesa Doskozil, ma ha inviato le sue richieste al cancelliere Werner Faymann.

Il vertice di Innsbruck. Anche l’Obmann della Volkspartei Philipp Achammer si dice perplesso per il continuo rincorrersi di notizie provenienti dall’Austria. «Tra gli altoatesini si avverte un certo timore, ma anche tanta confusione. Ogni giorno arrivano annunci e proclami molto diversi tra loro: se da un lato i ministri ipotizzano il modello Spielfeld per il confine italo-austriaco, dall’altro il governatore del Tirolo sostiene di non avere in preventivo reti metalliche al Brennero. Ritengo che in questa fase sarebbe preferibile più pacatezza e buon senso nelle dichiarazioni. Le sparate dei giorni scorsi certo non aiutano a risolvere il problema». Anche per questo la Südtiroler Volkspartei ha in programma per il 22 febbraio prossimo un faccia a faccia ad Innsbruck con i colleghi della Tiroler Volkspartei. «Quest’anno il confronto non potrà che riguardare i migranti, anche perché dobbiamo farci trovare pronti per gli arrivi annunciati in primavera». Che saranno migliaia, soprattutto dalla rotta dei Balcani. Anche perché l’Italia, almeno in questo momento, non ha in programma di erigere barriere e reti metalliche al confine con la Slovenia.

I respingimenti. In questi giorni al Brennero la situazione è relativamente tranquilla. Ogni giorno passano gruppetti di profughi diretti a Nord, ma siamo nell’ordine di alcune decine. Come confermano i poliziotti in servizio al confine sono di più i migranti costretti a tornare indietro perché respinti da Germania e Austria. Ma il trend è destinato a cambiare bruscamente non appena farà a caldo e arriveranno i primi profughi provenienti da Turchia e Grecia.

Il ruolo dell’Euregio. È curioso constatare come il contributo dell’Euregio - almeno sul tema profughi - sia pressoché impalpabile. Gli ultimi contributi ufficiali, anche sui social, riguardano un tour nelle scuole tirolesi, il ballo della federazione tirolese degli agricoltori con 26 trentini, una mostra e il progetto Interreg V Italia-Austria. Parlare di migranti, adesso, è scomodo. E la task force trentino-tirolese-altoatesina per ora ha preferito restare in disparte. Al punto da risultare quasi invisibile.

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