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BOLZANO. Un imprenditore altoatesino rischia concretamente di finire sotto processo con l’accusa di lesioni colpose gravi a seguito della sua incapacità di organizzare a dovere il lavoro nella propria azienda. La vicenda risale a qualche mese fa ed è finita sul tavolo del sostituto procuratore Axel Bisignano il quale, proprio nelle ultime ore, ha depositato l’avviso di conclusione indagine che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Sul banco degli imputati c’è il titolare di una ditta di Laives specializzata nella fornitura di gas per abitazioni private.
Lo scorso anno uno dei dipendenti (di 42 anni) rimase gravemente ferito in quanto si trovò nelle condizioni di dover scavalcare il cancello in ferro battuto di un’abitazione il cui proprietario non era stato avvisato che sarebbe stato raggiunto da un addetto della ditta per la fornitura del gas richiesta.
Come detto l’uomo rimase gravemente ferito in quanto, a seguito del tentativo di scavalcare, rimase infilzato da un tondino in ferro. L’operaio rimediò una grave ferita alla gamba sinistra.
Subito soccorso sul luogo dell’infortunio, l’uomo fu ricoverato in ospedale per le cure del caso. Guarì in due mesi e mezzo. Fu l’Inail, l’istituto infortunistico. a sollevare delle perplessità sul diritto del lavoratore ad essere risarcito ritenendo che la condotta dello stesso non potesse essere considerata «normale». Per quale motivo per effettuare la consegna prevista l’operaio avrebbe dovuto scavalcare il cancello? E’ su questo punto che l’Inail decise di voler andare sino in fondo.
Quando sulla base delle testimonianze rese dalla parte lesa ed anche da altri lavoratori la situazione iniziò ad essere chiara, della vicenda fu interessata anche la magistratura. Proprio dalle testimonianze, infatti, emerse che non sarebbe stata la prima volta che addetti della ditta in questione (con sede a Laives) avrebbe messo nelle condizioni i propri addetti di dover affrontare situazioni di pericolo per portare a conclusione le disposizioni di servizio.
In sostanza emerse che l’incidente sarebbe stato da addebitare, seppur indirettamente, alla mancata organizzazione aziendale. Troppo volte infatti gli addetti dell’impresa si trovavano nelle condizioni di dover far fronte ad imprevisti vari in quanto non veniva comunicato a tempo debito ai clienti l’ora ed il giorno della prevista consegna delle forniture di gas.
Una situazione incresciosa che ora ha indotto il pubblico ministero, a sostenere l’accusa penale a carico dell’imprenditore (che ha 70 anni) a cui viene contestata una palese «carenza di vigilanza». L’inchiesta avrebbe poi evidenziato che anche il piano di «valutazione rischi» dell’azienda sarebbe stato insufficiente.©RIPRODUZIONE RISERVATA


