BOLZANO. «Voler fermare la storia è come voler fermare il vento: non si può. E invece è quello che stanno cercando di fare i civilissimi Paesi europei: l’Austria è solo l’ultima in ordine di tempo. Blinderanno il Brennero, come hanno fatto a Spielfeld al confine sloveno, e la situazione peggiorerà ulteriormente. Quello che fino a qualche tempo fa era considerato un problema che riguardava solo Agrigento, Ragusa, Mazara, oggi riguarda tutti». Così il cardinale Francesco Montenegro - arcivescovo di Agrigento, ma per tutti semplicemente il “vescovo di Lampedusa” per la particolare sensibilità dimostrata nell’emergenza migranti - ieri al Teatro Cristallo, dove ha partecipato alla serata dal titolo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano».

Stabilito che erigere muri e reticolati non è la risposta giusta all’esodo di migliaia di disperati da guerre e fame, lei cosa propone?

«Bisogna che i Paesi dell’Unione europea si siedano intorno ad un tavolo e - possibilmente prima che ci siano altre migliaia di morti - si trovi assieme una soluzione».

Del tipo?

«Serve un’accoglienza intelligente: bisogna che ogni Paesi si prenda una certa quota di profughi; si devono creare dei corridoi umanitari. Del resto, se in giro per il mondo ci sono guerre e fame, la colpa, in qualche misura, è anche nostra».

Detta così sembra facile.

«Scusi, ma non continuano a ripetere che viviamo in un mondo globalizzato dove si spostano merci e soldi con un semplice click: possibile che non si riesca a dare una sistemazione dignitosa a uomini, donne, bambini disperati? Si arriva all’assurdo di preferire i siriani perché hanno qualche soldo, rispetto a chi arriva dall’Africa che non ha nulla. Ma la fame da cui questa gente scappa, non è altrettanto pericolosa delle bombe che scoppiano in Siria?».

Lei è ottimista sulle possibilità che i Paesi europei possano trovare una soluzione diversa da muri e reticolati?

«Io sono ottimista di natura, ma di fronte a quello che sta avvenendo anche l’ottimismo cade a pezzi».

In molte città, dove c’è una presenza massiccia di profughi, c’è chi ha paura.

«Certo, perché c’è qualcuno che la alimenta. In ogni caso ricordiamoci che gli immigrati in genere non sono soltanto un problema ma anche una risorsa: tra quello che lo Stato dà e quello che riceve dagli immigrati che lavorano, incassa circa 3 milioni e 100 mila euro».

Gli attentati dei terroristi islamici ovviamente non contribuiscono a migliorare un clima già incandescente.

«Ma non si può fare di tutte le erbe un fascio. È come se a me dessero del mafioso per il semplice fatto che sono siciliano. Se lo fanno, mi arrabbio».

Si prevede che la chiusura della via dei Balcani, farà aumentare il numero di coloro che arrivano dal Mediterraneo: com’è attualmente la situazione a Lampedusa e in Sicilia in genere?

«Continuano ad arrivare profughi. La maggior parte viene respinta, nel senso che viene consegnato loro un pezzo di carta da cui risulta che hanno una settimana di tempo per lasciare l’ Italia. Inutile dire che rimangono sul territorio nazionale e diventano clandestini».

C’è chi dice che la Chiesa potrebbe fare di più per ospitare i profughi.

«La Chiesa attraverso la Caritas aiuta già 25 mila migranti e altrettanti vengono sostenuti da associazioni che sono vicine alle parrocchie».

Ma c’è chi sostiene che si fa più per i migranti che per i poveri italiani.

«Chi dice questo, deve citare casi concreti. I discorsi generici servono soltanto alla propaganda. La verità è che si cerca di aiutare tutti: italiani e profughi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA