BOLZANO. Fino all’ultimo si era sperato che la maggioranza che regge il municipio facesse marcia indietro, ma così non è stato. Nella seduta di ieri mattina la giunta municipale ha infatti approvato la delibera contenente le specifiche comunali sulla applicazione della Imposta municipale sugli immobili, per quanto riguarda la seconda rata 2014 e il relativo conguaglio riguardo al mese di giugno. Un salasso per le seconde case, tutt’altro che una sostanziosa agevolazione per le case affittate a canone concordato, niente agevolazioni per gli edifici di pregio storico o artistico. Il centro di assistenza fiscale della Cgil critica piuttosto aspramente, ché le condizioni di contorno dell’Imi già risultavano meno vantaggiose rispetto all’Imu nazionale per quanto riguarda la prima casa, ma ora si evidenzia anche un palese svantaggio pure per chi affitta a canone concordato la sua seconda casa. Di fatto, per salvare il malandato bilancio comunale si è deciso di non agevolare in maniera sostanziosa il mercato degli affitti, in città oltremodo compresso.

La legge provinciale di aprile che istituiva la nuova imposta municipale sugli immobili prevedeva che entro il 30 settembre i Comuni approvassero le aliquote da applicare a livello municipale. Si poteva agire, ma solo per un limitato numero di categorie catastali, in su o in giù dello 0,5% rispetto all’aliquota di base stabilita dalla Provincia. Bolzano ha scelto di salire. Si è raggiunto il massimo ammissibile, ossia l’1,26%, per quanto riguarda le seconde case sfitte o comunque non occupate, ovviamente allo scopo di agevolare la loro messa sul mercato degli affitti e per penalizzare chi si può permettere di lasciare libero un appartamento (anche se, occorre dirlo, in questo periodo di forte crisi è anche possibile che, pur volendo, proprio non si riesca ad affittare). Fin qui, però, le critiche sono limitate, anche se occorre notare che rispetto all’Imu rimasta a livello nazionale i bolzanini ci perderanno: l’aliquota massima a livello nazionale è l’1,06%, cui si deve sommare lo 0,8% di Tasi (in Alto Adige non dovuta). Al massimo, quindi, le seconde case sfitte pagano l’1,14%, contro il nostro 1,26%.

C’è poi il discorso per quanto riguarda le aliquote da applicare alle seconde case affittate. Ci si auspicava che, per quanto riguarda gli alloggi affittati a canone concordato, si limitasse per quanto possibile la pressione fiscale, al fine di agevolare questo regime calmierato. Così non è stato. Al massimo, si può dire che non si sono penalizzati i proprietari, ma nemmeno li si è agevolati in maniera sostanziale. Se infatti l’aliquota stabilita per le seconde case affittate sul libero mercato sarà dell1%, per quelle affittate a canone concordato si è scesi soltanto allo 0,9%. Una differenza minima. Criticata da Marco Pirolo, del Caaf Cgil, che a questo punto chiede almeno che la Provincia si attivi per rivedere le agevolazioni prima casa. «Stiamo facendo i calcoli, ma stimiamo che circa il 25% dei proprietari di prime case non sia stato affatto esentato, come accade per l’Imu nazionale. La normativa dovrebbe essere ricalibrata. Non si tratta semplicemente di chi è benestante, magari si tratta solo di famiglie numerose che abbisognano di appartamenti di dimensioni maggiori».

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