BOLZANO. Ventisei anni, impiegata della Banca di Trento e Bolzano in servizio presso lo sportello all’interno del Municipio per il servizio di tesoreria. Si chiama Andrea Vieider, è originaria di Ora. Cinque anni fa è stata finalista del concorso «Miss Südtirol». Da venerdì sera è in carcere a Rovereto per disposizione della magistratura. E’ accusata di aver collaborato con altri due conoscenti per simulare una rapina nell’ufficio bancario della Btb attivo in Municipio. Due persone, armate di coltello e con il volto travisato, si erano presentate in banca verso le 15 del 20 ottobre scorso. La giovane impiegata aveva cercato di dimostrarsi sotto shock. Aveva raccontato di essere stata affrontata dai due malviventi, di essere stata minacciata e quindi rapinata di circa undici mila euro che si trovavano in quel momento in cassa. Raccontò di non aver potuto far nulla per evitare il colpo che all’epoca fu definito una «rapina-lampo». In realtà secondo gli inquirenti si trattò di una vera e propria simulazione studiata a tavolino per impossessarsi del denaro senza troppe difficoltà, consapevoli - tra il resto - che l’ufficio bancario in questione non era neppure dotato di una telecamera di servizio. A finire nei guai (con l’accusa di furto e simulazione di reato) sono stati in tre. Prima sono finiti in carcere i due uomini che il 20 ottobre entrarono materialmente nell’ufficio bancario, poi - venerdì sera - si è trovata in manette anche Andrea Vieider (difesa dagli avvocati Alessandra Schileo e Nicola Nettis. A mettere gli inquirenti sulla strada giusta sono stati alcuni particolari del colpo. Gli investigatori della Squadra Mobile si sono resi conto che qualcosa non quadrava. La decisione di mettere sotto controllo i telefoni della donna si sarebbe rivelata decisiva. Due mesi di intercettazioni hanno fatto emergere una realtà clamorosa: il 20 ottobre l’impiegata della Btb non sarebbe stata rapinata ma avrebbe collaborato ad un furto messo a segno da due conoscenti (uno dei quali con diversi precedenti), simulando la rapina.
 La giovane donna, abituata alla ribalta anche della mondanità locale, è così improvvisamente scivolata in un tunnel. Da venerdì sera si trova in carcere a Rovereto e rischia concretamente di trovarsi presto anche senza lavoro. Secondo indiscrezioni avrebbe agito per amore nei confronti di uno dei falsi rapinatori che agirono nella filiale. Come detto, tutti e tre sono in carcere accusati di furto in concorso e simulazione di reato. Nell’ambito della stessa operazione, è finito in cella anche un giovane albanese che potrebbe essere coinvolto anche in altri piccoli colpi messi a segno di città.