BOLZANO. È partito da Bolzano e si è messo in viaggio per l’Ucraina. È arrivato. Lo ha fatto quando piovevano le prime bombe e la gente non sapeva dove scappare.

Ha visto e gli è bastato. Allora è tornato qui e si è detto: che fare? Partendo da un pensiero: forse la solidarietà non sta solo nelle offerte, nelle sottoscrizioni, in aiuti che partono e poi chissà che succede. No, serve mettersi in gioco e inventarsi qualcosa che ancora non esiste.

Lo ha fatto, Stefano Nicolussi Rossi. E adesso è nata Domus Europa, di cui è presidente.

Spiega: «Un centro europeo per la cooperazione tra Italia e Ucraina. Ma – ecco il centro della questione – non portiamo laggiù solo tecnologia, medicine e progetti di sviluppo, ma ascolto e rispetto».

La squadra di Domus Europa incontrerà, uno dei primi interventi, i pazienti amputati. Quella lunga teoria di soldati, donne, vecchi, bambini offesi dalla guerra, travolti dall’invasione russa e dalle bombe che venivano e vengono sganciate dai droni o piovono dai missili su ospedali, asili, condomini dove la gente vive e lavora. Di notte e di giorno.

I collaboratori di Domus Europa, ecco il senso di una cooperazione non solo economica e tecnologica, si fermeranno a giocare con i bambini in cerca di futuro e con l’idea che il mondo possa essere solo come lo hanno visto negli ultimi anni.

Starà dentro i percorsi di riabilitazione dei feriti, nel corpo e nell’anima, scossi da anni di violenze e di aggressioni. «Ci proponiamo – spiega Nicolussi Rossi – come una piattaforma permanente di dialogo e progettazione tra istituzioni pubbliche, università, imprese e società civile».

Obiettivo: accompagnare la ricostruzione dell’Ucraina. «E non solo sul piano materiale – aggiunge Claudia Conte, portavoce di Domus Europa – ma anche sociale e culturale. Creando connessioni e legami duraturi».

Si inizia subito. Tra poche ore. La prima missione era in programma da ieri, lunedì. Sul campo. A Rivne, una missione ufficiale di Domus Europa entrerà nell’ospedale municipale per effettuare operazioni chirurgiche gratuite su amputati di guerra in collaborazione con cliniche e università ucraine.

Al centro di questo primo intervento concreto, il professor Alexander Gardetto, inventore della tecnologia Tsr. Si tratta di un’opzione medico-chirurgica applicata nei casi di amputazione e ricostruzione con le tecniche della chirurgia plastica.

Successivamente, si avvierà un accordo per la produzione di protesi bioniche compatibili con la tecnologia Tsr, così da fornire al territorio – proprio nello spirito costitutivo di Domus Europa – la possibilità di rendere strutturale i supporti tecnico-medicali al di là della presenza dell’équipe italiana.

Sono mesi che Nicolussi Rossi con la sua squadra di volontari, a poco a poco sempre più coordinati e infine strutturati nel progetto Domus, ha avviato contatti, collaborazioni e incontri con varie delegazioni ucraine. Anche nel corso dell’ultima visita a Roma del presidente Zelensky.

Come snodo strategico sul piano organizzativo lo stesso imprenditore bolzanino ha fondato, due anni fa, Renovua Spa, attivandola sul piano della creazione di progetti specifici: sanità e riabilitazione dei veterani di guerra, interventi chirurgici avanzati, energie rinnovabili nel territorio dei Carpazi, finanza sociale, con la creazione di una banca dedicata agli sfollati interni e alle piccole imprese ucraine.

«Metto in gioco anche la mia esperienza aziendale» dice l’imprenditore altoatesino. Che ha vissuto tra Bolzano e Colle Isarco, attivandosi nella creazione di aziende e start up, come Hydrologik, o dirigendo come manager piattaforme mirate alle costruzioni e al design immobiliare.

Di qualche giorno fa la firma di un memorandum per infrastrutture strategiche e impianti sportivi in cinque comuni ucraini per un miliardo di euro. «E prima della fine della guerra – spiega Nicolussi – senza attendere la ricostruzione ma investendo da subito a sostegno della gente e contando sulla ripresa del Paese».

P.CA.