BRENNERO. Oltre trecento persone hanno sfidato ieri mattina il gelo al Brennero (-5 gradi) per manifestare contro la decisione dell’Austria di installare barriere e reti metalliche al confine italo-austriaco per bloccare il flusso di migranti che arriverà (anche) in Alto Adige dalla rotta dei Balcani. Per la prima volta a contestare – in modo composto ma deciso – le decisioni di Vienna c’erano anche i vertici della Svp. Dall’Obmann Philipp Achammer all’europarlamentare Herbert Dorfmann fino all’assessore Richard Theiner. «Ho fatto sapere anche al ministro degli Esteri austriaco - ha commentato Philipp Achammer - che il governo di Vienna non si sta dimostrando affatto sensibile ai problemi dell’Alto Adige e del Tirolo. Un fatto grave sul quale i governatori dell’Euregio hanno una posizione unica e compatta. A chi propone ancora oggi di chiudere il valico ricordo le immagini del 1998, quando togliere le barriere fu per tutti, italiani e austriaci, una vera conquista».

Ancora più esplicito l’europarlamentare Herbert Dorfmann che ne fa anche una questione di diritto internazionale: «Non credo proprio che l’Austria sia nelle condizioni di respingere i rifugiati alla frontiera. Non è legale, visto che fa parte della Comunità europea. Quando supereremo quota 80 migranti al giorno cosa farà con gli altri 100, 200 o 300? Oggi (ieri per chi legge ndr) era importante essere qui e far sentire la nostra voce. Mi auguro che Vienna voglia solo scuotere l’Europa, incapace finora di gestire in modo adeguato la questione migranti». Resta il fatto che dal governo austriaco il tema migranti è considerato strategico anche in chiave elettorale. A breve sarà eletto il Presidente della Repubblica. Il partito nazionalista dell’Fpö nei sondaggi sta crescendo e i centristi non vogliono perdere altri punti. Reti metalliche e barriere ai confini sono considerate quasi «utili» ad arginare le proteste degli estremisti.

Centrosinistra al completo. Ieri al Brennero, al fianco della Svp, c’erano anche Pd e Verdi. Il consigliere provinciale Riccardo Dello Sbarba ha auspicato che la «catena umana» di ieri possa servire «a dare una sveglia non solo all’Austria, ma anche a tutti noi, alle nostre teste». Partendo dal presupposto che «il Tirolo ha accolto 6 mila profughi e noi solo mille. Spero che l’Austria, con questa azione, voglia solo fare pressione sull’Europa per dire che non è possibile che ogni Stato faccia da solo. Sono fiducioso, pertanto, e spero ancora che al Brennero non si veda il filo spinato preannunciato da Vienna. Anche noi siamo coinvolti, perché l’Europa è circondata da guerre e da persone che fuggono. Il nostro primo dovere è l’accoglienza e il secondo spingere per arrivare ad una soluzione europea».

Esplicita anche Liliana Di Fede, segretario provinciale del Pd: «La mia generazione ricorda bene la prima volta che ha passato il Brennero dopo l’entrata in vigore di Schengen. È stata una sensazione di libertà e unità, con la consapevolezza di far parte di un progetto più grande, quello dell’Europa unita. Questo atteggiamento di difesa dell’Austria non aiuta. La Lega? C’è chi strumentalizza i problemi che ci sono pensando solo alle elezioni. La chiusura dei confini, ancor di più in una terra come la nostra, non può essere la soluzione. Scaricare il problema sul vicino non è una risposta accettabile».

Duro Rossi. C’era anche il governatore trentino e attuale presidente dell’Euregio Ugo Rossi: «Non può passare il messaggio che questo fenomeno si possa gestire alzando barriere, reticolati e frontiere. Reticolati e barriere appartengono al passato e noi oggi affermiamo con forza che questo passato non lo vogliamo. Siamo qui per pensare al futuro e lo dico anche da presidente dell’Euregio, che questo futuro lo vuole costruire». Poco comprensibile da parte degli organizzatori sottolineare più volte al megafono che la manifestazione «non è contro l’Austria» ma «contro il ripristino delle barriere». Visto che le barriere, anche al Brennero, le vuole mettere proprio Vienna.

Pochi migranti, zero controlli. Ieri, al Brennero, la situazione era di calma piatta o quasi. Pochi migranti al centro di accoglienza e zero controlli al confine italo-austriaco. Solo un paio di minuti di attesa per le auto in coda - durante la catena umana - sotto lo sguardo attento dei gendarmi tirolesi. Nella casa-protetta, che può ospitare fino a 70 migranti, lavora un team di Volontarius di cinque persone guidato da un iracheno che ha sposato un’altoatesina e vive a Bressanone. «Chi arriva qui non sa nemmeno da che parte è l’Austria. I posti? Se dovessero essere pochi chiederemo aiuto a Croce Bianca e Croce Rossa per allestire delle tendopoli».

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