I nostri soldi

In Alto Adige dieci miliardi di depositi bancari 

La pandemia gonfia i conti correnti degli altoatesini. Nel 2020 raccolta cresciuta: nelle casse di Volksbank, Raiffeisen e Carisparmio 9,6 miliardi di euro. I risparmi delle famiglie salgono del 6,5%, quelli delle imprese addirittura del 20%. Il record alla Raiffeisen Val d’Isarco: +25% di liquidità in più

di Davide Pasquali

BOLZANO. La pandemia ha reso gli altoatesini più ricchi, quanto meno se si considerano i depositi sui conti correnti. Secondo Bankitalia nel 2020 i risparmi delle famiglie altoatesine sono saliti dell’6,5%, quelli delle imprese addirittura del 20%. Le tre maggiori banche locali confermano: 2,5% di aumento dei depositi per i clienti della Banca popolare dell’Alto Adige, 8% in più per la Cassa di Risparmio, 13% in più per le Casse Rurali, con il record della Raiffeisen della val d’Isarco con sede a Bressanone: +25%. In totale, i tre istituti bancari locali attualmente sfiorano i 10 miliardi di euro di depositi, per la precisione siamo a 9,6.

Le condizioni finanziarie delle famiglie trentine e altoatesine rimangono solide. Lo si evince dal rapporto L’economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano elaborato dalla Banca d’Italia. In base a stime recenti, aggiornate al 2019, la ricchezza delle famiglie risultava pari a circa 10 volte il reddito disponibile. Nella componente finanziaria vi è stata una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate, che si è intensificata nel 2020, anche per effetto della crisi pandemica sui mercati finanziari. Le conseguenze della pandemia sui redditi sono state tuttavia intense.

Nel 2020, rispetto all’anno precedente, il reddito disponibile delle famiglie trentine e altoatesine si è ridotto del 2,9 per cento in provincia di Trento e del 3,7 in quella di Bolzano (secondo elaborazioni Bankitalia su stime di Prometeia; -2,7 per cento in Italia). La flessione è stata mitigata dalle misure pubbliche di sostegno ai lavoratori e alle famiglie, che hanno determinato una forte crescita dei trasferimenti alle famiglie (reddito e pensione di cittadinanza, reddito di emergenza, etc.). I consumi delle famiglie hanno registrato un brusco calo, risentendo non solo della riduzione del reddito ma anche delle minori opportunità di consumo dovute alla pandemia. Ne è conseguito un forte aumento dei risparmi, soprattutto dei depositi in conto corrente.

I prestiti alle famiglie sono cresciuti a ritmi inferiori rispetto al 2019: a dicembre del 2020 erano aumentati dell’1,7 per cento in Trentino (2,6 per cento alla fine del 2019) e del 3,6 in Alto Adige (dal 6,3 per cento). I mutui per l’acquisto delle abitazioni hanno continuato a crescere, a ritmi più elevati nella parte finale dell’anno, in connessione con una forte espansione delle transazioni immobiliari e favoriti dal costo del credito in ulteriore calo. Alla marcata riduzione delle spese e al deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro, si è associato il sensibile rallentamento del credito al consumo dopo un quinquennio di pronunciata espansione; gli altri prestiti (aperture in conto corrente, altri mutui non finalizzati all’acquisto di abitazioni) hanno contribuito negativamente alla variazione complessiva dei finanziamenti alle famiglie.

Nel 2020 i prestiti al settore privato non finanziario hanno accelerato in Trentino (al 3,3 per cento dal 3,0 di dicembre 2019) mentre si sono confermati sui livelli positivi dei 12 mesi precedenti in Alto Adige (3,2 per cento). In entrambe le province, la dinamica è stata sostenuta dalle banche con sede in regione, maggiormente esposte verso i settori più colpiti dalla crisi economica. L’impatto della crisi sugli indicatori di qualità del credito è stato finora piuttosto limitato, anche per effetto delle moratorie e degli interventi pubblici a supporto delle famiglie e delle imprese. Si osservano tuttavia alcuni segnali (relativi allo staging dei crediti in bonis e ai tassi di copertura) che suggeriscono un possibile aumento dei tassi di deterioramento nei prossimi trimestri.

Nel corso del 2020 la raccolta delle famiglie e delle imprese delle province autonome di Bolzano e di Trento è cresciuta a ritmi elevati: da parte di famiglie e imprese vi è stato un forte incremento del risparmio precauzionale determinato dall’incertezza sulla situazione economica e dal calo dell’attività di investimento delle imprese e dei consumi delle famiglie. In entrambe le province, la liquidità detenuta dalle imprese in conto corrente è aumentata di oltre il 20 per cento. I depositi delle famiglie sono aumentati rispettivamente dell’8,2 per cento in Trentino e del 6,5 per cento in Alto Adige.

«Questa liquidità accantonata, utile certamente per consolidare le banche locali fortemente esposte, è frutto della paura di investire in una situazione di grave incertezza», commenta il presidente regionale degli artigiani Cna, Claudio Corrarati.