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Bolzano. Parte forte Michil Costa, riguardando le immagini di Lutago: «Fosse per me proibirei le pubblicità degli alcolici. Almeno di quelli super».
Come si fa con le sigarette intende l'albergatore. Che costituisce, con le sue iniziative, i suoi locali esclusivi, i marchi del buon cibo e le battaglie contro le moto sui passi, l'immagine stessa dell'Alta Badia del turismo. Di quell'onda di benessere che ha investito l'intero Alto Adige proprio enfatizzando luoghi e montagne. Ma dividendosi sul come intendere quest'onda. Se lasciarla andare o frenandola. Tanto che poi aggiunge: «Ecco, anche noi albergatori non dovremo pensare solo al business, agli affari, ad andare sempre più in fretta e accogliendo sempre di più: potremo invece fermarci un po' e chiederci cosa stia succedendo. E se anche le nuove generazioni lo stiano capendo o siano anche loro confuse...».
Perché si tratta di una tragedia giovanile, vero?
E certo. E viene il sospetto, leggendo le loro vite e soprattutto quella dell'investitore, che siano, come dire, spaesati.
Che significa?
Magari con un supporto educativo carente. Con famiglie e scuola che non riescono a star dietro a tutto questo. Alla voglia di bere, alle auto sempre più veloci. A questo correre comunque da qualche parte, anche se non serve, senza chiedersi dove e cosa si va a fare.
Ci si chiede invece se l'alcol sia una nostra maledizione. Altoatesina si intende. Messner ha parlato di fardello...
Questo non credo. O meglio. Credo che ci sia una propensione al bere molto più forte qui che altrove. Almeno al nord. Ho molti ospiti italiani da me, in Badia: ecco, hanno, dico in generale, un approccio diverso all'alcol...".
Ma i giovani oggi bevono di più?
Questo non lo credo.
E perché?
Non ho dati sicuri. Quindi guardo a me. A me giovane e ai miei amici. Beh, si beveva. Eccome si beveva. Magari c'erano meno controlli, forse meno auto, meno riscontri mediatici ma ricordo che difficilmente una serata finiva a pane e acqua.
E il correre su questi bolidi? Il mix di alcol e velocità è risultato micidiale in tantissime occasioni.
Anche qui, torno ai miei ricordi. Da giovane sono impazzito per avere per le mani una A 112 . E quando l'ho avuta ci ho corso molto. Da giovane mi piacevano le auto. E tutti gli amici sono finiti a spingere sull'acceleratore...
Quindi?
Non ne farei ne una questione generazionale, ne totalmente territoriale. Non sono tanto diversi da noi allora i giovani di oggi. E, penso, non si beve di più adesso rispetto a prima. È che ci sono meno freni...
Che intende dire?
Che ho la sensazione che ci sia meno rispetto delle cose, in generale. E meno freni inibitori. E questo non è colpa solo dei ragazzi ma di tutti noi. Poca educazione, poco controllo sulle cose, sui comportamenti.
Perché lo pensa?
Perché ho avuto esperienze simili. In Alta Badia c'è solo la mia discoteca. A parte che vorrei ce ne fossero di più, più apres ski, più pub... E comunque, tempo fa nel mio ci furono dei problemi. Di droga intendo... E anch'io ne ho avuti nel rispondere a questa situazione, abbiamo dovuto anche chiudere per un certo periodo. Allora mi sono messo d'impegno. Ho parlato con i carabinieri, ci siamo coordinati per i controlli. Soprattutto abbiamo fatto informazione.
Del tipo?
Ho cosparso la zona di manifesti, di appelli. Bevete poco, niente droga, eccetera. C'è stata una mobilitazione dal basso, tutti ci siamo interessati. Ebbene, ora non ci sono più problemi. Basta episodi come quello di qualche tempo fa.
Vuole intendere che non si fa informazione o prevenzione sui pericoli di alcol e droghe?
Non dico questo. Ma che magari non se ne fa abbastanza.
Si riferisce alla politica?
No, non solo. E ora di finirla di aspettarsi tutto dalla politica.
E da chi?
Da noi stessi. Penso a me, a chi fa attività turistica o di accoglienza. Di chi è nell'ambiente. Si pensa agli affari. E questo va bene, siamo imprenditori. Ma poi ci si ferma lì. E invece no. Perché non interessandosi a queste cose, non facendo prevenzione, non educando, anche noi operatori intendo, non insistendo sui piccoli comportamenti quotidiani, rischiamo di far saltare tutto. Meno business e più impegno, maggiore responsabilità. Se io, adulto, mostro di insistere su certe questioni, alle fine il messaggio passa anche verso il mio giovane ospite, ai genitori, agli amici. Occorre insistere, crederci. Cambiare nel caso strategia di comunicazione, essere martellanti.
E poi?
Far rispettare la legge, far pagare chi sbaglia, essere inflessibili nei controlli e nelle sanzioni. Azioni combinate, ecco. Ma non autoassolverci.
Nel senso di dire: ah i giovani d'oggi...
Proprio così. Noi forse eravamo peggio. Ma avevamo famiglie e scuola più severi. Oggi loro mi sembrano più soli. E spaesati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Come si fa con le sigarette intende l'albergatore. Che costituisce, con le sue iniziative, i suoi locali esclusivi, i marchi del buon cibo e le battaglie contro le moto sui passi, l'immagine stessa dell'Alta Badia del turismo. Di quell'onda di benessere che ha investito l'intero Alto Adige proprio enfatizzando luoghi e montagne. Ma dividendosi sul come intendere quest'onda. Se lasciarla andare o frenandola. Tanto che poi aggiunge: «Ecco, anche noi albergatori non dovremo pensare solo al business, agli affari, ad andare sempre più in fretta e accogliendo sempre di più: potremo invece fermarci un po' e chiederci cosa stia succedendo. E se anche le nuove generazioni lo stiano capendo o siano anche loro confuse...».
Perché si tratta di una tragedia giovanile, vero?
E certo. E viene il sospetto, leggendo le loro vite e soprattutto quella dell'investitore, che siano, come dire, spaesati.
Che significa?
Magari con un supporto educativo carente. Con famiglie e scuola che non riescono a star dietro a tutto questo. Alla voglia di bere, alle auto sempre più veloci. A questo correre comunque da qualche parte, anche se non serve, senza chiedersi dove e cosa si va a fare.
Ci si chiede invece se l'alcol sia una nostra maledizione. Altoatesina si intende. Messner ha parlato di fardello...
Questo non credo. O meglio. Credo che ci sia una propensione al bere molto più forte qui che altrove. Almeno al nord. Ho molti ospiti italiani da me, in Badia: ecco, hanno, dico in generale, un approccio diverso all'alcol...".
Ma i giovani oggi bevono di più?
Questo non lo credo.
E perché?
Non ho dati sicuri. Quindi guardo a me. A me giovane e ai miei amici. Beh, si beveva. Eccome si beveva. Magari c'erano meno controlli, forse meno auto, meno riscontri mediatici ma ricordo che difficilmente una serata finiva a pane e acqua.
E il correre su questi bolidi? Il mix di alcol e velocità è risultato micidiale in tantissime occasioni.
Anche qui, torno ai miei ricordi. Da giovane sono impazzito per avere per le mani una A 112 . E quando l'ho avuta ci ho corso molto. Da giovane mi piacevano le auto. E tutti gli amici sono finiti a spingere sull'acceleratore...
Quindi?
Non ne farei ne una questione generazionale, ne totalmente territoriale. Non sono tanto diversi da noi allora i giovani di oggi. E, penso, non si beve di più adesso rispetto a prima. È che ci sono meno freni...
Che intende dire?
Che ho la sensazione che ci sia meno rispetto delle cose, in generale. E meno freni inibitori. E questo non è colpa solo dei ragazzi ma di tutti noi. Poca educazione, poco controllo sulle cose, sui comportamenti.
Perché lo pensa?
Perché ho avuto esperienze simili. In Alta Badia c'è solo la mia discoteca. A parte che vorrei ce ne fossero di più, più apres ski, più pub... E comunque, tempo fa nel mio ci furono dei problemi. Di droga intendo... E anch'io ne ho avuti nel rispondere a questa situazione, abbiamo dovuto anche chiudere per un certo periodo. Allora mi sono messo d'impegno. Ho parlato con i carabinieri, ci siamo coordinati per i controlli. Soprattutto abbiamo fatto informazione.
Del tipo?
Ho cosparso la zona di manifesti, di appelli. Bevete poco, niente droga, eccetera. C'è stata una mobilitazione dal basso, tutti ci siamo interessati. Ebbene, ora non ci sono più problemi. Basta episodi come quello di qualche tempo fa.
Vuole intendere che non si fa informazione o prevenzione sui pericoli di alcol e droghe?
Non dico questo. Ma che magari non se ne fa abbastanza.
Si riferisce alla politica?
No, non solo. E ora di finirla di aspettarsi tutto dalla politica.
E da chi?
Da noi stessi. Penso a me, a chi fa attività turistica o di accoglienza. Di chi è nell'ambiente. Si pensa agli affari. E questo va bene, siamo imprenditori. Ma poi ci si ferma lì. E invece no. Perché non interessandosi a queste cose, non facendo prevenzione, non educando, anche noi operatori intendo, non insistendo sui piccoli comportamenti quotidiani, rischiamo di far saltare tutto. Meno business e più impegno, maggiore responsabilità. Se io, adulto, mostro di insistere su certe questioni, alle fine il messaggio passa anche verso il mio giovane ospite, ai genitori, agli amici. Occorre insistere, crederci. Cambiare nel caso strategia di comunicazione, essere martellanti.
E poi?
Far rispettare la legge, far pagare chi sbaglia, essere inflessibili nei controlli e nelle sanzioni. Azioni combinate, ecco. Ma non autoassolverci.
Nel senso di dire: ah i giovani d'oggi...
Proprio così. Noi forse eravamo peggio. Ma avevamo famiglie e scuola più severi. Oggi loro mi sembrano più soli. E spaesati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.


