BOLZANO. Gioia o malinconia? Probabilmente più la seconda che la prima per chi ha sempre amato il proprio lavoro. Domani Giuseppe Racca, questore di Bolzano dal 3 gennaio dello scorso anno, dopo una “galoppata” di 45 anni di servizio nella polizia, uscirà per l’ultima volta dal suo ufficio in qualità di dirigente generale della Questura di Bolzano. Per raggiunti limiti di età (65 anni) è costretto a lasciare il suo mondo ed andare in pensione. A Bolzano ha diretto la Questura per meno di due anni ma ieri mattina, nell’annunciare il suo commiato, si è leggermente commosso. Bolzano e l’Alto Adige lo hanno conquistato.

C’è un risultato particolare raggiunto a Bolzano di cui va fiero?

«A Bolzano non vado fiero per un solo risultato ma per tutta una serie di risultati raggiunti assieme a tutta la cittadinanza, cui va il mio plauso ed il mio ringraziamento per la collaborazione offerta»

Un tema, questo, a lei particolarmente caro...

«Il mio principio, il mio appello e la mia raccomandazione che mi sento di fare anche ora è ricordare a tutti che con gli strumenti adatti noi ci difendiamo meglio e riusciamo a prevenire attacchi, aggressioni e reati verso i cittadini. Bisogna fare attenzione anche alle piccole cose della quotidianità per evitare di dare un involontario vantaggio ai male intenzionati»

Dunque in primo luogo prevenire con controlli efficaci. Lei ad esempio promuove le scelte del sindaco e della giunta di aumentare gli occhi elettronici sulla città?

«Certo, dobbiamo ringraziare il sindaco per l’efficace sistema di videosorveglianza attivato a Bolzano. E i risultati si vedono. I malavitosi sono stati costretti a porre un freno anche sapendo che l’Alto Adige è una delle province con la più alta percentuale di reati scoperti e perseguiti. Questo grazie alle telecamere, grazie alla professionalità dei nostri investigatori e grazie alla collaborazione dei cittadini che ci hanno sempre fornito la loro preziosa testimonianza anche quando non erano direttamente coinvolti»

Per il momento lei tornerà a Formia sua città natale. Che ricordo porterà con sé di Bolzano e dell’Alto Adige?

«Lascio una realtà che definire bella è riduttivo. E’ una realtà laboriosa ove prevale il rispetto per le leggi e le istituzioni. In tutti c’è spirito collaborativo. Da questo punto di vista in Alto Adige per le Forze dell’ordine il compito è più agevole rispetto ad altre realtà italiane ove io ho lavorato. Bolzano è una città ancor a più vivibile e più sicura . Lo confermano anche le statistiche perchè i reati (compresi furti, rapine, violenze sessuali , aggressioni) sono molto inferiori ad altre zone d’Italia. Non solo. Un senso civico superiore a molte zone d’Italia ha permesso sempre anche di manifestare liberamente il proprio pensiero come accaduto l’altra sera, nel rispetto gli uni degli altrui, con le tre manifestazioni di piazza di segno opposto per l’annunciato nuovo centro migranti»

Dunque lei ha avvertito in Alto Adige un senso civico più accentuato?

«E’ indubbio. E’ un senso civico che deriva dalle tradizioni e dalla storia. Chi arriva in Alto Adige si inserisce in una realtà già collaudata e rodata e quindi è portato a rispettare e adeguarsi all’ambiente in cui si trova. Perchè in Alto Adige non è l’ambiente ad adeguarsi al singolo ma viceversa»

Però anche a Bolzano i cittadini avvertono in alcuni casi un senso di insicurezza, magari semplicemente per aver subìto il furto della bicicletta

«I mali intenzionati ci sono ovunque ma i cittadini debbono imparare i difendersi facendo attenzione anche ai particolari. Evitiamo ad esempio di uscire a fare la spesa e di lasciare le finestre di casa aperte se abitiamo al piano rialzato, o di lasciare oggetti di valore o denaro in vista nell’auto parcheggiata, oppure evitiamo di andare al bancomat a tarda ora la sera magari in una zona periferica della città. Qualche volta sono anche i nostri comportamenti ad agevolare i malviventi. Ecco perchè la prevenzione dev’essere la base per difendersi»

Senta, ma è vero che anche la polizia a volte avverte la criticità del sistema giudiziario italiano ove spesso chi delinque ottiene rapidamente il ritorno in libertà? Ha mai avuto l’impressione che il nostro sia un sistema giudiziario troppo permissivo?

«Dipende dai punti di vista. Noi siamo un Paese con una civiltà che ha profonde radici storiche. Certe forme di garantismo nascono dalla consapevolezza che è meglio avere cento ladri liberi che un innocente in galera. Ma non si deve mai dimenticare che anche chi viene denunciato a piede libero prima pagherà se ha commesso un reato. E’ solo un’illusione momentanea pensare che l’abbia fatta franca»

In questi ultimi mesi si è molto parlato della necessità di modificare le norme sulla legittima difesa. Secondo lei la difesa è sempre legittima, come afferma il ministro dell’Interno?

«Anche in questo caso è una questione di approccio culturale sull’uso delle armi. Negli Stati Uniti, ad esempio, il tema è avvertito in maniera molto diversa. Nello specifico sono convinto che sia necessario verificare caso per caso. La casistica è troppo varia. Se una persona entra in un’abitazione ed il cittadino spaventato spara è necessario valutare se l’uso di un’arma fosse necessario. Ma, come ho già detto, secondo me la migliore cosa è sempre la prevenzione. Ad esempio se abito in una villa in una zona isolata e meglio fare un piccolo investimento: mettere le grate alle finestre, un impianto d’allarme efficace e delle telecamere adeguate».

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