BOLZANO. Una sala d'attesa a cielo aperto, senza sedie o panchine, un gruppo di persone costretta ad attendere per tutta la giornata e un servizio che non riesce a funzionare come dovrebbe. È questa la situazione nella quale ci si imbatte se si deve far richiesta di un sussidio sociale presso l'Azienda Servizi Sociali di Bolzano, nella sede di via Renon 37.

A causa delle molte richieste, infatti, l'azienda mette a disposizione un numero limitato di consulenze al giorno e chi vuole usufruirne deve recarsi presso gli uffici del civico di via Renon dove viene rilasciato un numero che è valido per l'intera giornata: quindi, i primi che arrivano hanno la certezza di essere ricevuti, mentre tutti gli altri sono costretti a tornare a casa e riprovare.

Il problema è che, a fronte della tante richieste, i posti ogni giorno sono solo venti e, per riuscire ad accaparrarseli, c'è chi si mette in fila già alle 4 del mattino, con il risultato che ad un'ora dall'apertura della Assb si è già formata una grande coda.

«Questa situazione ha dell'incredibile – sbotta Ilaria Marinello, in fila dalle prime luci dell'alba – non è possibile che siamo costretti a venire qui fin dalla mattina per sperare di poter essere ricevuti. Tra l'altro si corre pure il rischio di litigare, perché non c'è neanche una sala d'attesa e quindi alle 8, quando ci sono anche più di trenta persone, diventa davvero difficile capire chi è arrivato prima e chi dopo». Nel cortiletto posto davanti alla porta d'ingresso, infatti, un gruppo di persone sta aspettando in piedi: «Noi – prosegue Marinello – attendiamo il numero per il pomeriggio, ma non possiamo andarcene, altrimenti perderemmo il posto. Quindi dobbiamo arrangiarci portandoci qualcosa da bere e da mangiare in attesa che l'ufficio riapra dopo la pausa pranzo. Naturalmente dobbiamo stare in piedi al caldo, perché non c'è nemmeno una panchina dove sedersi».

Il responsabile del distretto, Alexej Paoli, spiega: «Purtroppo abbiamo di recente avuto un ricambio nel personale e quindi è necessario un po' di tempo prima che il sistema ricominci ad essere perfettamente efficiente. Inoltre è importante spiegare che i venti numeri che noi rilasciamo ogni mattina spesso non corrispondono effettivamente a venti persone: chi fa richiesta per la prima volta, infatti, riceve due numeri perché la pratica, in quel caso, richiede almeno il doppio del tempo per essere sbrigata». Il direttore aggiunge che per settembre il servizio tornerà a funzionare a pieno regime e precisa: «Mi rendo conto che la situazione sia difficile per chi deve mettersi in fila qui fuori, per questo abbiamo deciso di prendere i nominativi di quanti in questi giorni, pur essendo venuti nel nostro ufficio, non sono riusciti ad ottenere quanto gli spetta, in modo tale da elargire il contributo anche dopo la scadenza, fissata per la seconda metà di settembre».

La situazione, comunque, resta difficile, perché chi rimane in attesa non ha la possibilità né di sedersi né tanto meno di trovare riparo al coperto, Paoli spiega: «Purtroppo il palazzo non è nostro, noi qui siamo solo in affitto, quindi non possiamo apportare modifiche. In più i nostri uffici sono quello che sono, perciò non riusciremmo neanche ad allestire una sala interna».

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