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Da rione poco attrattivo, snobbato e poco frequentato - se non da chi va in caccia di sesso notturno a pagamento - a centro motore di cultura e di convivenza, a distretto creativo della città. Sabato sera Dodiciville ha tentato di risollevare le proprie sorti e, a giudicare dall’esordio, pare che l’esperimento stia riuscendo: la Rosengarten Festa ha catalizzato l’attenzione di almeno un paio di migliaia di bolzanini e non. Piuttosto soddisfatti gli organizzatori (Franz Lab, Galleria Antonella Cattani e Shakti Studio). Anna Quinz, di Franz Lab, anticipa: «Questo è solo il primo passo, è stato molto ben accolto dal rione. In soli due mesi si è riusciti a mettere in piedi una rete di relazioni fra creativi, residenti, commercianti, baristi, ristoratori; pure gli anziani del quartiere, dapprima un po’ scettici, ci hanno accolto assai positivamente. Una ottima base di partenza per sviluppare altri progetti».
Mentre per corso Libertà, Comune e Unione commercio stanno pensando a un rilancio basato su iniziative fortemente sostenute dal pubblico, a Dodiciville, col patrocinio sì del municipio ma senza sovvenzioni, sono stati i bolzanini a scendere in campo. Senza tante sovrastrutture. Soprattutto, a budget praticamente zero. Puro volontariato. Qualche critica, sul web, è stata anche registrata, perché subito i maligni hanno pensato a un tornaconto pubblicitario per chi ha organizzato, per le attività proprie (fra il resto legittimo). Ma un fatto è certo: se fino all’altroieri in pochi sapevano dove fosse via Catinaccio, sabato lo hanno scoperto almeno in duemila. «Abbiamo avuto poco tempo - spiega Anna Quinz - e qualche timore c’era: non sapevamo come sarebbe stata accolta la nostra proposta di chiudere una via, aprendo al contempo i portoni e mostrando ai bolzanini le potenzialità di Dodiciville. Solitamente, in pochi varcano la soglia dell’arco di Amonn, per cittadini e turisti è un muro psicologico. Poi c’è via Piave, che spacca in due il rione, su un lato la zona molto chic, cara, bella, elegante, dall’altra le ex case dei ferrovieri, le zone un po’ degradate. Poi c’è la prostituzione. Erano gli stessi residenti, poi, a percepire negativamente il loro rione».
La festa è stata soprattutto un modo per creare una rete, delle relazioni. «Per dire: anche gli anziani hanno partecipato: sono scesi in strada con le loro sedie e qualcuno si è intrattenuto fino a mezzanotte». La dimostrazione che a Dodiciville si possa costruire qualcosa di positivo si è avuta al termine della manifestazione: sono stati gli stessi residenti, creativi e organizzatori a rimettere tutto in ordine, come o forse meglio di prima. «Ci ha colpito, sabato notte, a fine festa, fare un giro in piazza Erbe, con tutto il solito stato di degrado e abbandono». In via Catinaccio, invece, nonostante la strada piccola e le migliaia di persone, tutto è proceduto in maniera più che civile. «Ora, con l’aiuto dei commercianti e degli esercenti, penseremo a qualcos’altro».


