BOLZANO. Uno schianto tremendo, che ha scosso tutta via Resia, quello che ha preceduto di un attimo la morte di Mirsian Nergjoni, ventiduenne bolznanino che ieri pomeriggio verso le quattro e mezza era uscito in moto con la sua fidanzata, Annalena Desaler.

Era lo schianto del corpo dei due giovani contro la carrozzeria di una betoniera, un mezzo pesante diverse tonnellate, che aveva appena iniziato a svoltare in via Lungo Isarco Destro quando la moto con i due giovani, entrambi ventidueanni, gli si è schiantata contro frontalmente. È stato come se fossero andati a sbattere contro un muro.

Non c’è stato un volo, né uno scivolone, ne pezzi sparsi per metri di asfalto; tutto si è consumato lì, nel raggio di qualche decina di centimetri dal paraurti della betoniera. Saranno i rilievi della polizia municipale a fare chiarezza sulla dinamica esatta dell’incidente, ma a giudicare dai danni recati al camion, e pensando che sono stati fatti dal corpo dei due ragazzi e da una motocicletta, la velocità deve aver avuto un ruolo importante nello scontro.

La betoniera scendeva da ponte Resia e svoltava a sinistra mentre la moto arrivava da via Resia e si apprestava ad imboccare il ponte, ma non ci è mai arrivata. L’autista del mezzo pesante ha inchiodato un metro dopo aver attraversato la linea di mezzeria, e si è visto arrivare addosso la moto senza poter fare niente. Un botto sordo, e i due corpi che si afflosciano a terra.

Due automobilisti che venivano dietro, e che avevano visto la scena consumarsi davanti ai suoi occhi, hanno tentato di prestare i primi soccorsi, insieme ad un’infermiera fuori servizio, che passava per caso e si è subito rimboccata le maniche per fare il possibile. Dopo pochi istanti è arrivata la prima ambulanza del 118, e l’auto medicalizzata, poi una seconda, e due pattuglie della Polizia Municipale.

Per quaranta minuti il tempo si è fermato in via Resia, le auto, i furgoni e il tram tram quotidiano della strada più trafficata di Bolzano hanno spento i motori e aspettato in silenzio il massaggio cardiaco e le scosse di defibrillatore sul petto dei due ragazzini.

Ventidueanni, bellissimi, sue sportivi, innamorati, e tutti e due distesi sull’asfalto sporco di sangue appesi ad un filo. Poi quello di Mirsian si è spezzato, troppo gravi le ferite riportate dall’impatto del torace e della testa contro il cofano del camion. I medici si sono dati il turno fino allo sfinimento, per far tornare a battere il suo cuore, ma ad ogni pressione sul petto si faceva più evidente l’emorragia interna che stava invadendo il suo corpo.

A un passo di distanza, una seconda squadra si stava prendendo cura della ragazza, Annalena Desaler. Con lei il massaggio cardiaco ha avuto effetto, col sostegno del defibrillatore, poi è stata intubata e trasportata d’urgenza in ospedale: politrauma gravissimo, in serata la situazione si è stabilizzata, ma la ragazza resta in gravi condizioni.

Per tutto il tempo, l’automobilista che l’aveva trovata distesa a terra per primo, le è stato accanto in silenzio, le ha tenuto la mano, ha tenuto la flebo sulla sua testa e seguito le attività di soccorso finché ha potuto, rendendosi utile e cercando di fare la sua parte con discrezione. Era lì anche al momento di sollevare la barella per issarla sull’ambulanza, poi sempre in silenzio si è rimesso la giacca, è salito in auto ed andato via.

Altri si sono avvicinati per cercare di rendersi utili, un gruppo di militari che passava in via Resia ha retto i teli per proteggere la riservatezza dei due ragazzi distesi a terra, altre persone hanno aiutato a bloccare il traffico. Tutti impegnati a combattere il senso di impotenza davanti alla morte di un giovane su una lingua d’asfalto.

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