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BRESSANONE. Solo pochi mesi fa in internet girava un video musicale girato da un paio di ragazzi che fece discutere a Bressanone e che parlava della vita nella zona di via Osvald von Wolkenstein. La settimana scorsa, l'incendio divampato nelle cantine di un condominio di edilizia sociale ha sollevato un ulteriore dibattito, un dibattito ampliato al tema della sicurezza nel quartiere e alimentato anche da episodi di vandalismo segnalati, ad esempio contro animali domestici.
Una situazione che preoccupa i cittadini che in quella zona vivono. I ragazzi che, nel video pubblicato in rete, “rappando” con le loro rime studiate definivano il quartiere come un ghetto estraneo al tessuto cittadino si riferivano anche in questi disagi. “Dopo l’incendio nelle cantine del condominio, sono stato contattato da alcuni inquilini del palazzo – racconta il consigliere Antonio Bova, capogruppo di Uniti per il centrodestra – Mi hanno riferito che a provocare le fiamme c’è chi sussurra possano essere stati dei ragazzini che giocavano con gli accendini per i corridoi, inoltre si dice che nei corridoi ci fossero immondizie che rendevano difficile il passaggio ai pompieri di Millan e, per di più, alimentavano le fiamme”.
Situazione, questa, confermata dallo stesso corpo dei vigili del fuoco volontari della caserma del paese, i quali volontari sono per fortuna intervenuti in gran numero e sono stati in grado di affrontare con prontezza l’emergenza. “Altri condomini - riprende Bova - raccontano invece di come a certe famiglie, in particolare famiglie di nomadi o di origine extracomunitaria, sia permesso di tutto, a dispetto di regole e regolamenti da rispettare”.
"Poteva andare peggio mi ha detto una signora che è venuta a sapere che nelle cantine i vigili del fuoco hanno trovato bombole di gas messe o nascoste da chissà chi - riprende Bova - Ci si domanda allora, considerata l'eventualità di un’esplosione, come impedire queste cose, specie in una situazione sociale difficile come questa. Un inquilino, anche lui evidentemente preoccupato, mi ha raccontato ad esempio che il capo scala non c’è più da oltre un anno, perché non poteva più fare il suo lavoro e tutti sanno, parole sue, che qui comandano due o tre famiglie. Altri residenti lamentano che l'estintore fosse rotto, appena spaccato da ragazzini durante una bravata. Mi domando se non è il caso che si inizi a riflettere su controlli più severi e se non si possa pensare addirittura ad allontanare dal caseggiato i nuclei familiari più difficili, in quello che non deve più essere considerato un casermone dove la qualità della vita crolla una volta valicato l’ingresso, un luogo estraneo rispetto a un tessuto cittadino ancora in gran parte positivo presente nella città Vescovile”.
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