BOLZANO. A lanciare il sasso nello stagno (senza nascondere la mano) è stata l’assessora all’ambiente Marialaura Lorenzini, che in un’intervista sull’edizione di sabato all’Alto Adige ha spiegato a chiare lettere di voler spegnere l’inceneritore a Bolzano Sud entro il 2030. Oggi le risponde - senza mai nominarla direttamente - il presidente di Eco Center Stefano Fattor che ci ha illustrato il quadro normativo e autorizzativo, vincolante anche per il Comune di Bolzano, in virtù del quale l’impianto non potrà essere spento prima del 2040. A costo di perderci (molto) sia economicamente che a livello di emissioni (grazie ai benefici del teleriscaldamento). «Il termovalorizzatore è stato pensato in "sistema" con il teleriscaldamento per diminuire le emissioni di Bolzano dall’8 al 16%. Perché questo succeda deve smaltire 130 mila tonnellate all’anno e allacciare un terzo delle climatizzazioni (di condomini e imprese) della città, principale fonte di inquinamento del capoluogo».

L’impianto è soggetto, tra l’altro, ad un’autorizzazione integrata ambientale (Aia) vincolante che prevede uno smaltimento di 130 mila tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani. L’impianto è soggetto anche alla Via «che prevede che sia potenziato il teleriscaldamento, affinché il bilancio delle emissioni sia positivo. Non fare questo significherebbe esporsi a ricorsi da parte di chiunque».

Secondo il decreto «Sblocca Italia» i termovalorizzatori italiani sono soggetti ad una strategia nazionale per cui se non funzionano a pieno regime (a costo anche di importare rifiuti fuori dal bacino d'utenza) è previsto persino il commissariamento. Poi c’è anche la questione economica.

«Il termovalorizzatore di Bolzano, unico su una quarantina di richiedenti in Italia, è riuscito a ottenere il contributo previsto dal Gse per gli impianti produttori di energia elettrica rinnovabile non fotovoltaica, corrispondente a circa 35-40 milioni spalmati su 20 anni a partire dal novembre 2015».

Se dovessimo chiudere prima perderemmo, quindi, almeno 2 milioni di euro l’anno.

«La Provincia per costruire l'impianto ha contratto un mutuo da 122 milioni di euro che con gli interessi costerà 160 milioni in 12 anni. Per questo ha stipulato con Eco Center una convenzione di 25 anni che per i prossimi 24 anni obbligherà il gestore (pubblico e obbligato a non fare profitto) a restituire da un minimo di 3 ad un massimo di 7 milioni l'anno». Il Comune di Bolzano non è l'unico utente dell'impianto, ma lo sono anche gli altri 116 comuni della provincia che devono sottostare (Bolzano inclusa) ad un piano provinciale. «Bolzano è l'azionista di maggioranza relativa di Eco Center, ma esistono altri 109 soci tra Comuni, Comprensori e Provincia stessa».

Il cda di Ecocenter risponde all'assemblea dei soci e a due comitati di sorveglianza. «In questi il sindaco di Bolzano è sì il presidente, ma il suo voto pesa come quello degli altri 4 membri rappresentanti dell’azionariato. Cosa deciderà in merito il comitato che si occupa della gestione dei rifiuti non è ancora dato di sapere».

Il Piano Clima 2009 - redatto dal Comune di Bolzano e votato quasi all'unanimità dal Consiglio Comunale - prevedeva tra le varie strategie di riduzione delle emissioni di CO2 l'attivazione del sistema Termovalorizzatore-Teleriscaldamento presupponendo che l'impianto di smaltimento rifiuti lavorasse le quantità previste dall'Aia.

C’è poi il nodo del finanziamento ottenuto dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti. «Ecotherm, la società di Alperia che gestisce il teleriscaldamento di Bolzano, investirà nei prossimi anni 65 milioni di euro nel capoluogo, sulla base di un progetto tecnico e finanziario che funzionerà se il termovalorizzatore lavorerà con la capacità prevista dall'Aia. Sulla base di questo progetto ambientale (e non un altro che preveda di alimentare il teleriscaldamento con altra fonte energetica mdr) Ecotherm ha ricevuto dalla Bei un finanziamento di oltre 30 milioni di euro ad un tasso di interesse di poco oltre l'1%». Bolzano non potrà, dunque, decidere da sola - visti gli impegni già assunti finora - di spegnere l’impianto. Se non con costi di decine di milioni di euro e senza trarne benefici ambientali.

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