BOLZANO. Per ora l’inceneritore resta ferma. Verrà riacceso solo quando l’Ati, ovvero l’Associazione temporanea di imprese che ha realizzato a Bolzano sud l’impianto costato oltre 130 milioni di euro, avrà attuato le tre condizioni poste dalla Provincia.

Ieri i tecnici provinciali hanno incontrato i vertici dell’Ati, mettendo nero su bianco cosa è necessario fare, per rimettere in moto l’impianto che si era fermato una settimana fa per un guasto ad un interruttore della corrente elettrica; quindi era ripartito lunedì e si era fermato di nuovo martedì: questa volta a causa del conferimento di materiale particolarmente umido che ha provocato un abbassamento della temperatura nella camera di combustione.

«Prima di far ripartire l’impianto - spiega Giulio Angelucci, direttore dell’ufficio rifiuti della Provincia - l’Ati deve sistemare il software alla presenza di un tecnico dell’azienda Martin che ha fornito la griglia del forno; fare in modo che l’impianto funzioni in maniera autonoma anche in isola, ovvero in assenza di corrente; attuare delle procedure di controllo sul materiale che viene conferito all’inceneritore».

Realisticamente, dovrebbe ripartire a metà della prossima settimana. Intanto le montagne di immondizie che arrivano ogni giorno da tutta la provincia, per essere bruciate a Bolzano, vengono stoccate vicino all’impianto.

I frequenti guai tecnici che si sono verificati nell’ultimo periodo alimentano intanto le polemiche di quanti - soprattutto ambientalisti - contestano l’impianto. In un dettagliato esposto, presentato alla Procura della Repubblica, gli attivisti dell’associazione Ambiente e salute spiegano i motivi per cui andrebbe chiuso subito.

Intendiamoci, nulla si può escludere, ma è oggettivamente difficile pensare che l’inceneritore possa essere spento, visto che tutto l’Alto Adige conferisce nell’impianto di Bolzano sud. Quello che si deve pretendere - ed è ciò che stanno facendo i tecnici della Provincia - è che rispetti i parametri fissati per le emissioni e l’impianto funzioni con continuità, non a singhiozzo come invece sta succedendo nell’ultimo periodo.

Al termine dell’anno di prova, la Provincia vuole avere la garanzia che non ci sono problemi strutturali e se ci sono, vanno risolti subito. Anche perché a partire dal 30 aprile la gestione passerà dall’Ati all’Ecoceter, la società che appartiene per un 45% al Comune di Bolzano, un altro 45% agli altri Comuni e per il rimanente 10% alla Provincia. Ecocenter ha una lunga esperienza in questo settore, visto che ha gestito per anni il vecchio impianto senza che vi siano stati problemi particolari.

Intanto, proseguono le indagini del Noe, il nucleo operativo ecologico, per verificare le cause dei quattro spegnimenti che si sono verificati dal 24 luglio. L’attenzione è concentrata in particolare su quanto accaduto l’11 febbraio. Il sospetto è che l’interruttore della corrente sia saltato a causa di un sabotaggio.

Alla luce delle relazioni del Noe, il sostituto procuratore della Repubblica Giancarlo Bramante che coordina l’indagine, deciderà se disporre una perizia.©RIPRODUZIONE RISERVATA