BOLZANO. La Procura della Repubblica di Bolzano ha imposto nelle ultime ore una accelerazione delle indagini sul caso di Alex Schwazer, l’ex marciatore azzurro indagato per doping e sospettato di aver iniziato ad utilizzare sostanze proibite già dal 2009. La scorsa settimana il sostituto procuratore Giancarlo Bramante ha interrogato a lungo Michele Didoni, ex allenatore personale di Schwazer. Didoni è sospettato di aver in qualche modo collaborato con Schwazer nella fase pre olimpica (quella in cui avrebbe fatto già uso di sostanze dopanti) nonostante non fosse più il suo allenatore. E’ stato lo stesso Didoni a chiedere al pubblico ministero di essere sentito in merito al capo di incolpazione messo a punto dalla magistratura. Didoni ha negato di aver mai avuto sentore che Schwazer (che sarà interrogato per ultimo) facesse uso di sostanze proibite. Nel frattempo l’inchiesta è entrata nella fase probabilmente decisiva. Sino ad oggi sono state sentite una cinquantina di persone in qualche maniera coinvolte nella vicenda. A tutt’oggi sul registro degli indagati c’è anche Didoni, già interrogato su sua istanza. L’ex allenatore di Schwazer si è presentato in Procura a Bolzano con l’assistenza legale dello studio legale Diodà , uno dei più rinomati di Milano a dimostrazione della delicatezza del caso e dell’allarme che l’inchiesta curata dalla Procura di Bolzano sta provocando negli ambienti dell’atletica leggera. In effetti il nuovo filone di indagine sull'uso di sostanze proibite (eritropoietina in primis, ma anche steroidi anabolizzanti) da parte dell'ex marciatore azzurro Schwazer rischia di travolgere anche i vertici della Fidal, la federazione italiana dell'atletica leggera. Oltre ad Alex Schwazer (di cui venne perquisita la casa a Racines per due volte), sono finiti sul registro della Procura di Bolzano anche il cavallerizzo professionista Karl Wechselberger, il direttore sanitario della Fidal Giuseppe Fischetto (membro anche della commissione medica antidoping dello Iaaf), Pierluigi Fiorella, responsabile medico della Fidal, Michele Didoni, ex marciatore ed allenatore personale di Schwazer, e Rita Bottiglieri, dirigente area tecnica della Fidal. Per tutti, l'accusa è di violazione dell'articolo 9 della legge antidoping (376/2000) che al comma 1 prevede pene severe (da tre mesi a tre anni) a chi procuri ad altri, somministri, assuma o favorisca l'utilizzo di farmaci o di sostanze proibite.©RIPRODUZIONE RISERVATA