BOLZANO. È stato ritrovato dai vigili del fuoco, ieri mattina, vicino alla riva davanti al campeggio “La Quercia” di Lazise (Verona) il corpo dell’atleta paralimpico altoatesino Paul Oberhofer, originario di Velturno, 57 anni,scomparso da giovedì pomeriggio tra i flutti del Lago di Garda. La sua barca a vela di quattro metri era stata ritrovata capovolta alle 16.30 da alcuni pescatori in un momento di onde alte e vento forte. Immediata era partita la segnalazione alla squadra nautica della polizia che ha base a Peschiera del Garda (Verona). Le ricerche sono scattate subito con l'impegno dei sommozzatori, della guardia costiera, dei vigili del fuoco di Bardolino, l'elicottero e i volontari del Garda. Il tutto con apparecchiature in grado di sondare i fondali. Inizialmente ci si è concentrati sulla zona vicina allo scafo allargando poi il raggio della ricerca. Un'operazione durata fino alla mezzanotte di giovedì e proseguita ieri mattina fino al ritrovamento del corpo. Sul molo d'attracco della barca, ritrovato dagli agenti grazie alla sigla di prua e poppa dello scafo, c'era ancora la carrozzina di Paul. La moglie Ida Gaslitter è stata subito avvertita e lei ha raccontato di aver accompagnato Oberhofer alle 14 sul molo di Pacengo dove la famiglia ha una casa. Come al solito gli ha consigliato di indossare il giubbotto di sicurezza, ma senza successo. Non lo indossava mai nella sue battute di pesca. Probabilmente è stata un’onda forte a ribaltare la barca: un volta in acqua, Oberhofer, senza salvagente e senza l’uso delle gambe che aveva perso dopo un incidente all’età di 20 anni, non è purtroppo riuscito a raggiungere la riva, morendo annegato. Paul Oberhofer aveva partecipato a ben cinque edizioni dei Giochi Paralimpici. Tre invernali nel fondo (Innsbruck, Albertville e Lillehammer) e due estive (Barcellona e Seul) in sella alla sua handbike e la figlia, Karin Oberhofer (con lei lo piange l’altra sorella Lea), ne ha seguito le orme sportive cimentandosi nel biathlon. Con la staffetta ha anche conquistato un bronzo a Sochi 2014. Paul girava l'Europa per presentarsi alle gare dedicate ai paratleti. Aveva deciso di fronteggiare così l'incidente che a 20 anni, nel 1978 lo aveva costretto alla sedia a rotelle. Colpa del tronco di un albero che lo colpì alla schiena mentre stava lavorando con un’escavatrice in val di Vizze. Un calvario fatto anche di terapia intensiva e otto mesi di ospedale. «Quando ho capito che non avrei più camminato pensavo di non farcela – disse – ma l'amore di mia moglie, dei miei amici e soprattutto lo sport mi hanno aiutato». Coltivava anche una vera passione per la pesca. Dolci anche le parole della figlia: «Ho imparato molto da lui perché lo accompagnavamo quasi ogni fine settimana a qualche gara. È stato così che mi sono innamorata dello sport». «Ho sempre scelto discipline basate sulla lunghezza - raccontava Paul - dai 1.500 sono passato ai 5.000 poi sono passato ai 10mila metri e alla maratona». Anche con la handbike era fortissimo: aveva scalato persino lo Stelvio».

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