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BOLZANO. Taglio delle indennità della giunta provinciale: sì, no, forse. Dal 2012, data del decreto Monti, si parla della riduzione a 13.800 euro lordi mensili dell’indennità del presidente provinciale e del presidente del consiglio provinciale, al di sotto della quale devono stare i compensi degli assessori.
Ieri pomeriggio una nuova puntata della saga. Il consiglio provinciale ha bocciato quasi all’unanimità la mozione di Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore), che chiedeva di approvare entro settembre il disegno di legge Widmann che prevede l’applicazione (annacquata) del decreto Monti. Questo è accaduto nel pomeriggio, mentre in mattinata nei corridoi dello stesso Consiglio si sentiva dire che il disegno di legge dovrà andare avanti, il parere dell’insigne costituzionalista Giuseppe Caia «non lascia scampo» a chi pensa in vece di accantonare tutto in nome dei poteri speciali dell’autonomia. Secondo il senatore Karl Zeller una sentenza della Corte costituzionale di aprile svincolerebbe le autonomie speciali dall’obbligo di applicazione del decreto sui costi della politica. «Il parere del professor Caia ci dice invece che non è così. Attendiamo ora il parere definitivo», sottolineavano ieri mattina Roberto Bizzo e Thomas Widmann, presidente e vice del Consiglio. Così Bizzo: «Il disegno di legge andrà in aula e i consiglieri decideranno se approvarlo o meno. Autonomia è non fare “copia e incolla” del Monti. L’autonomia non è fare barricate». Widmann replica alle accuse di Zeller («il consiglio autolimita la specialità»): «Sono autonomista fino al dna» . E intanto metà legislatura se n’è andata così, con le indennità della giunta intatte.
Il disegno di legge iniziale sui compensi della giunta, anticipa Widmann, dovrà essere modificato per provare a salvare il finanziamento ai gruppi consiliari e i collaboratori, cancellati dalla riforma costituzionale e dal decreto Monti. Intanto la mozione che fissava un termine perentorio per i tagli è stata votata solo da Urzì e Andreas Pöder (BürgerUnion). Il resto dell’opposizione si è astenuta. I consiglieri della Svp e Roberto Bizzo (Pd) hanno votato no. Così la giunta: non voto del presidente Kompatscher, Martha Stocker, Arnold Schuler e Christian Tommasini. «No» di Richard Theiner, Philipp Achammer , Waltraud Deeg e Florian Mussner. «La sintesi di questo voto è una sola: non vogliono dire che il taglio va fatto e quando. Poi usano come scusa la difesa dell’autonomia», accusa Urzì.
Kompatscher ha chiarito che le sentenze della Consulta sono più di una, «c’è anche quella sulla Sanità, nella quale si dice che se la Provincia paga da sé, allora è esonerata dalle disposizioni relative al risanamento della finanza pubblica». La discussione si è scaldata. Pius Leitner (Freiheitlichen) ha criticato l’intenzione di Renzi «di eliminare i gruppi consiliari: io non mi faccio prescrivere nulla da uno che non è stato nemmeno eletto». Pöder ha rincarato, definendo Renzi «un pagliaccio» (richiamato con campanella dalla presidenza). Brigitte Foppa (Verdi) ha invitato a non agire in maniera difensiva «sulla base di pressioni dall’esterno. La democrazia ha anche dei costi, che in alto Adige sono inferiori rispetto a quanto succede altrove. In Tirolo i consiglieri sono pagati meno, ma ricevono più fondi per il lavoro politico». (fr.g.)
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