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BOLZANO. Tagliare le indennità della giunta provinciale non è un obbligo, ma un «onere». Per di più senza rischio di sanzione. Dice questo il parere del noto costituzionalista Giandomenico Falcon, in base al quale, secondo i senatori Zeller, Berger e Palermo che lo hanno incaricato, la Provincia può scegliere un percorso autonomo rispetto ai paletti del decreto Monti sui costi della politica.
Confermare i 19.200 euro lordi al mese del presidente della giunta invece dei 13.800 previsti dal decreto? Si può fare. E si potranno anche conservare i 17.325 euro degli assessori e i 15.330 del presidente del consiglio provinciale, che pure dovrebbe scendere a 13.800. Tagliare o meno, e quanto tagliare: decida il consiglio provinciale. «Il Consiglio è sovrano. A noi interessava solo inquadrare il problema dal punto di vista del perimetro dell’autonomia speciale», sottolinea Zeller, che incalza, «Troverei folle applicare meccanicamente il decreto Monti. In quel caso non passeremo più le notti in Parlamento a cercare di ottenere clausole di salvaguardia per la nostra autonomia speciale». Concorda Palermo: «Lavoreremmo molto meno... Ci sono senatori delle autonomie speciali che non si muovono come noi e preferiscono che le prerogative delle proprie regioni vengano difese davanti alla Corte costituzionale». Palermo sottolinea tuttavia che «una legge andrebbe fatta, anche se non c’è una sanzione. Ciò che conta, dal nostro punto di vista, è salvaguardare le competenze. Ridurre o meno le indennità è una scelta politica».
C’era la folla delle grandi occasioni ieri all’Hotel Laurin per la presentazione del parere di Falcon: il segretario generale del Consiglio Zelger, il deputato Alfreider, il capogruppo Svp Steger, diversi consiglieri di opposizione ed Helmuth Renzler, unico dell’ufficio di presidenza del Consiglio. Sul polo opposto, accusa Zeller, c’è il parere del professor Giuseppe Caia, chiesto dall’ufficio di presidenza, secondo cui il decreto Monti va applicato, sia pure con una legge provinciale e nel rispetto dello Statuto. Lo scontro si trasferirà a breve in consiglio provinciale, dove è depositato il disegno di legge della presidenza che applica i tagli previsti dal decreto.
Ribadisce Zeller: «Se accettassimo la versione che dobbiamo adeguarci al “Monti” perché misura di contenimento della finanza pubblica, tanto varrebbe alzare bandiera bianca e rinunciare all’autonomia». Esaminato il decreto e la più recente dottrina costituzionale, Falcon conclude che alle Province di Bolzano e Trento spetta «un mero onere di adeguamento» al decreto. In caso di non adeguamento le due Province non risulterebbero destinatarie delle pesanti sanzioni previste per le Regioni ordinarie (dal taglio di trasferimenti allo scioglimento dei consigli regionali). In particolare, il patto finanziario con lo Stato del 2015 mette al riparo la Provincia dall’obbligo di rispettare le norme nazionali di coordinamento finanziario. Ma se l’onere di adeguamento c’è, non è politicamente spericolato approfittare delle mancate sanzioni per salvare le indennità? Steger risponde che una legge andrà fatta: «Serve una norma complessiva sui costi della politica, dalle indennità al finanziamento ai gruppi alle consulenze. Il nostro consiglio provinciale è il più virtuoso. L’essenziale è non spendere un euro in più. Vista la pressione della popolazione, possiamo anche tagliare un altro 10%, ma decidiamo noi come spendere la cifra complessiva. Per quanto mi riguarda, ho sempre considerato adeguato il compenso del presidente provinciale». (fr.g.)
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