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BOLZANO. Taglio delle indennità, sarà un fine settimana caldo per la Svp. Il gruppo del consiglio provinciale si riunirà domani e sabato nella clausura organizzata per la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva. Tra i temi in agenda, la legge elettorale e il disegno di legge sulla riduzione delle indennità della giunta. I consiglieri della Stella alpina arrivano alla clausura con in cartella i due pareri «rivali» dei professori Caia e Falcon. Il primo, chiesto dall’ufficio di presidenza del Consiglio, riconosce l’«applicabilità» in Alto Adige del decreto Monti (anno 2012) sul taglio degli emolumenti a un massimo di 13.800 euro lordi, sia pure «nelle forme proprie dell’autonomia speciale».
Il secondo parere, che sta facendo molto discutere, è stato chiesto dal Gruppo per le autonomie al Senato è prevede l’«onere» di applicazione del decreto Monti. Un onere che non comporta sanzioni e che apre la strada a ogni scelta del consiglio provinciale, compresa l’intangibilità degli stipendi.
In consiglio provinciale giace, congelato, il disegno di legge «Widmann» firmato dall’ufficio di presidenza, che recepisce il decreto e porta a 13.800 euro lordi l’indennità massima della giunta. «Non ritirerò la mia firma. Se vogliono, boccino la legge», ha annunciato il presidente Roberto Bizzo. Gli fa eco il segretario questore Helmuth Renzler, che apre un fronte nella Svp: «Nemmeno io ritirerò la firma e così anche il vice presidente Thomas Widmann, da quanto mi risulta». Già posizionato così da giorni anche il segretario questore Roland Tinkhauser (Freiheitlichen). Tra le ragioni, non esporsi a eventuali contestazioni della Corte dei Conti. Maria Hochgruber Kuenzer (Svp), che chiude il gruppo dell’ufficio di presidenza, non aveva firmato il disegno di legge.
Il gruppo della Svp si confronterà nella clausura, ma la strada appare segnata. La Svp, probabilmente attraverso il capogruppo Dieter Steger, presenterà un proprio disegno di legge alternativo, oppure un maxi emendamento al disegno di legge già depositato. «Serve una legge complessiva sui costi della politica, dalle indennità alle consulenze ai gruppi, in cui decidiamo noi come spendere, senza aumentare di un euro il budget attuale», è la linea di Steger, che ha sempre difeso i 19.215 euro del presidente provinciale, «una cifra adeguata alle responsabilità e alle competenze di questa Provincia». A quel punto, come chiosa Bizzo, «deciderà il Consiglio. Vogliono affossare la nostra proposta? Lo facciano».
I senatori del Gruppo per le autonomie spiegano di difendere non le indennità in sé, ma le prerogative dell’autonomia speciale. L’accordo finanziario con lo Stato svincola le Province di Bolzano e Trento dai provvedimenti statali di risparmio della finanza pubblica, ricordano Zeller, Berger e Palermo. «Se accettiamo supinamente di adeguarci al decreto Monti, allora dovremo farlo per tutto», avverte Zeller. Ma un’altra strada è possibile. Il presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi nel 2014 decise di ridurre la propria indennità (vedi articolo sotto). In automatico vennero ridotti i compensi degli assessori. Scelse autonomamente il taglio, sia pure scendendo ai 13.800 previsti dal «Monti» e specificò che il suo obiettivo era proprio scindere la difesa dell’autonomia dal tema degli emolumenti. Gli altri presidenti delle regioni sono scesi a 13.800 euro, ma facendo i furbi, ha detto nei giorni scorsi il presidente Kompatscher, prevedendo cioè una congrua quota esentasse. Va ricordato che questo è il meccanismo previsto anche nel disegno di legge «Widmann», che tiene fermi i 13.800 euro per il presidente della giunta e del consiglio provinciale, ma prevedendo 3300 euro di indennità di carica esentasse, che alzano il guadagno netto. (fr.g.)
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