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BOLZANO. L'industria è un gigante per il suo pil - quasi il 24% del totale altoatesino - ma sta sempre sulla soglia dall'essere cenerentola su due piani decisivi: i sostegni pubblici e l'attenzione nei suoi confronti della politica. Soprattutto Svp. Ha detto Stefan Pan, bolzanino, vicepresidente nazionale di Confindustria: «Facciamo cinque volte il pil dell'agricoltura, il doppio di quello turistico ma la sensazione, spesso più di una semplice percezione, è che l'industria non si senta mai pienamente a casa qui». Dunque? «Condivido - commenta Cristina Masera, segretaria Cgil - anche solo guardando alla grande assente nel nostro orizzonte politico: una strutturata politica industriale». Manfred Pinzger, invece, frena e chiede di alzare lo sguardo: «Il turismo, che ha un pil di oltre il 14%, non è solo alberghi ma guida un indotto che tiene insieme intere economie di valle. Laddove - spiega il vicepresidente altoatesino di Federalberghi - non ci sono grandi reti di collegamento e l'industria non troverebbe terreno, è la rete dell'accoglienza e del commercio a reggere».
L'Unione e il BauernbundParla a sua volta di assoluta necessità di collaborazione sinergica tra settori, Philipp Moser: «Nessuno sopravvive da solo - rivela il presidente dell'Unione commercio - perchè se l'industria è innovativa, i suoi precipitati si riversano virtuosamente sulle altre attività. Le quali a loro volta, agiscono in ambiti che non possono trovare sostegno solo nella produzione». Sta dentro una visione che osserva una sostanziale equilibrio Alfred Aberer: «Il mio osservatorio è privilegiato, per la ragione che qui ogni ambito trova tavoli di dialogo integrato - spiega il segretario generale della Camera di Commercio - ma non colgo squilibri sostanziali tra industria, turismo o agricoltura. Certo. Questi ultimi hanno una funzione anche identitaria rispetto al territorio e questo spiega la loro presenza al di la del pil effettivo che producono».
E il Bauernbund, la roccaforte storica e politica del mondo agricolo? «La gente quando esce di casa vede vigneti, coltivazioni, nei negozi cerca da mangiare. Penso che sia questa presenza a dare al settore - azzarda Daniel Gasser il presidente - una sua percezione più diffusa. Ma, nessuno esclude l'altro, devono tutti integrarsi».
Certo Stefan Pan, sul nostro giornale, ha mostrato i dati. E, con essi, anche la parziale discrepanza tra il volume della produzione industriale, la sua capacità di assorbimento di mano d'opera, il livello degli stipendi e, a fronte, l'asimmetria rispetto al peso delle contribuzioni e l'attenzione della politica sudtirolese a favore delle altre componenti economiche sul territorio. «E' giusto che l'industria rivendichi la necessità di una maggiore attenzione da parte di partiti ed istituzioni, soprattutto quelle provinciale - prova ad allargare lo sguardo Cristina Masera - perchè è evidente come, ad esempio, l'agricoltura trovi e abbia sempre trovato molto più ascolto in giunta, certamente per via della sua funzione anche identitaria». Dunque? «La tenuta del settore industriale è strategica. Ma lo è anche per gli altri ambiti, come quello turistico. L'industria produce innovazione, è trainante».
Sta cambiando qualcosa segretaria? «La vicenda Acciaierie ha mostrato la presenza di una maggiore attenzione della politica sulla Zona ma attenti: lo stesso Silvius Magnago aveva indicato in una presenza industriale diffusa e non solo concentrata a Bolzano un passaggio decisivo per il nostro sviluppo».«L'industria ha una sua funzione decisiva dove gli snodi delle comunicazione sono importanti. Penso a Bolzano, a Bressanone, un po' meno nel Meranese - argomenta Manfred Pinzger - ma come si fa a sostenere le vallate che si dipartono lungo le grandi direttrici senza sostenere l'unica economia che produce ricchezza in questi contesti, quella turistica e commerciale?». La convivenza è comunque possibile? «Di più, indispensabile. E guardo alla mia Bressanone, dove distretti produttivi di eccellenza sono presenti e sostenuti. Ma va evitata una guerra tra poveri...». O tra ricchi e poveri? «Non c'è qui da noi uno strappo così evidente ma il tentativo di far procedere parallelamente i settori. Probabilmente la sensazione di asimmetria arriva da una maggiore nostra diffusione sul territorio".
Chiede una visione equilibrata Alfred Aberer: «Bene fa il presidente Pan a chiedere più attenzione all'innovazione al contributo sociale dell'industria anche sul piano dei contratti ma ritengo che, ad esempio, l'export sia affiancato dagli inevitabili sostegni». Il rischio, per Philipp Moser si potrebbe annidare nella visibilità e nell'identità storica: «In alcuni resta l'immagine di una industria delle ciminiere e questo, negli anni, ha frenato una diffusa condivisione di una presenza. Da tempo la produzione viaggia invece su criteri di attenzione all'ecologia e alla tecnologia sostenibile». Infine gli agricoltori. Siete nel cuore della politica sudtirolese? «Magari lo fossimo come in passato - sorride Daniel Gasser - se mai è in una nostra presenza molto visibile sul territorio e nel suo portato identitario e tradizionale. L'industria? In molti territori si nota meno ma questo non deve non convincere che solo uno sviluppo integrato, non sovrapposto e equilibrato tra industria, coltivazioni e turismo ci potrà garantire un futuro». (p.ca.)


