PHOTO
BOLZANO. Il settore dell’assistenza all’infanzia è forse uno dei più complessi e difficili da gestire in ambito provinciale. Soprattutto a Bolzano si sta assistendo negli ultimi anni ad una guerra senza esclusione di colpi tra cooperative rivali, smaniose di spartirsi il mercato. L’ultima puntata di questa vicenda c’è stata lunedì, quando il sindaco Caramaschi ha dichiarato che il Comune si costituirà parte civile in un procedimento penale per il reato di truffa aggravata a carico di una cooperativa sociale che - secondo l'accusa - avrebbe percepito indebitamente contributi per la gestione di microstrutture per un danno presunto di oltre 30 mila euro. Il primo cittadino ha aggiunto che sarà l'avvocatura comunale a seguire il procedimento penale. La querelle nasce da un esposto del 2014 sulla gestione di due microstrutture ad Oltrisarco. L’accusa è quella di aver conteggiato in modo errato le presenze dei bambini, al fine di trarne un ingiusto vantaggio economico. A presentare l’esposto è stata una ex dipendente della coop, che non è rimasta in buoni rapporti con il suo ex datore di lavoro e ha continuato ad operare nel settore, ma con un’altra coop.
Caramaschi, lunedì, si è ben guardato dal fare nomi per evitare di screditare una cooperativa a vantaggio di un’altra. Anche perché il procedimento è ancora in corso e non ci sono state condanne. Ieri, in redazione, è arrivata una mail di tre cooperative che si dichiarano estranee (Babycoop, Xenia e Coccinella) e invitano a fare il nome della coop coinvolta nel procedimento. Con l’obiettivo di trarne - indirettamente - un vantaggio. Un atteggiamento, obiettivamente, tutt’altro che garantista. «L’articolo di lunedì - scrivono Manuela Vinante, Aneta Ngucaj e Stefan Hofer - non indica la cooperativa coinvolta. Teniamo a precisare che le nostre coop hanno da poco adottato un codice etico proposto dal consorzio Sis a cui aderiscono».
Sullo sfondo di questa imbarazzante vicenda ci sono - lo ricordiamo - anche altri episodi spiacevoli, come due tentati investimenti (a ponte Roma ai danni della presidente di Casa Bimbo Stefania Badalotti) e la sparizione di alcuni faldoni con la documentazione del 2013. Juri Andriollo, legale di Casa Bimbo, si limita ad osservare che «la cooperativa è sana e gestita da persone per bene». Andrea Grata, segretario generale di Confcoop, rassicura le famiglie: «A loro va la nostra assicurazione che continueremo ad operare per il meglio dei loro figli, come abbiamo fatto finora».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


