BOLZANO. Jamila ha gli occhi grandi, come li hanno i bambini alla sua età. Accenna un sorriso mentre guarda verso l'alto il papà che le scatta una fotografia, davanti a una siepe di fiori bianchi. Sarà per sempre così, come nell'immagine scelta per ricordarla, incorniciata e appoggiata a terra nel luogo della tragedia. Nella piazzetta tra il Waltherpark e via Garibaldi la comunità bengalese si è riunita, giovedì 1 ottobre, in una veglia per dire addio alla piccola di tre anni, investita e uccisa da un furgone martedì mattina. Oggi la salma verrà portata a Milano da dove, oggi, prenderà un volo per Dacca.

«Per seppellire Jamila in Bangladesh servono 6mila euro - dice al megafono Shahi Shahinurzaman, responsabile della comunità bengalese a Bolzano – Ne abbiamo già raccolti 3mila. Chi vuole può donare». In tanti, anche altoatesini, si segnano l'iban. In piazza c'è anche il papà della vittima, Jakir Hossain. Guarda a terra. Gli amici gli prestano la voce, perché lui non ne ha più. Chiedono giustizia e un ricordo che non sbiadisca nel tempo. «Si dovrebbe intitolare la piazza a Jamila Khatun» dice Kabir Hossain a nome di tutta la comunità. Mentre gli adulti parlano i bambini lasciano a terra fiori e tanti peluches. Poco più tardi la comunità si è data appuntamento davanti alla camera mortuaria dell'ospedale per pregare insieme e dare l'ultimo saluto alla «dolce» Jamila. Lì li aspetta la mamma, seduta immobile davanti alla piccola bara bianca.

Il dolore di una comunità

Una donna bionda si avvicina al papà Jakir. «Sono una mamma anch'io - gli dice - Fatevi forza». Lui la ringrazia con gli occhi lucidi. «La famiglia è commossa a vedervi qui in tanti - parla in pubblico Borhan Mohammed - Adesso chiediamo a tutta Bolzano di stare vicino ai genitori di Jamila». Dulal Deloerhosen indice «sette mesi di preghiera», poi parla con dolore e rabbia. «Una bimba non può morire così. Chiediamo giustizia, e che non accada più». L'autista che guidava il furgoncino in manovra nei prossimi giorni verrà sentito di nuovo dagli inquirenti. «È una tragedia per tutti», dice una donna in lacrime. «Capisco che c'è tanta commozione tra tutti i componenti della comunità bengalese - dice l'avvocata incaricata dalla famiglia Alessandra Bacci - Una tragedia così non doveva capitare a una famiglia che cercava una vita migliore. Davanti a una realtà così nuova, il Waltherpark, che doveva essere una cosa bella, adesso c'è una macchia. Dobbiamo dare a questi genitori tutto il conforto che meritano, ma soprattutto dobbiamo dare loro giustizia».

«Lunedì, il giorno prima che accadesse tutto, ci siamo visti con la comunità - dice Borhan Mohammed - Jamila giocava spensierata con gli altri bambini. Ci penso ogni notte, non è possibile che non ci sia più». Nello schermo con gli orari degli autobus davanti alla stazione c'è l'immagine di una candela accesa. Una turista chiede il motivo, «è il modo per ricordare una bimba», le risponde un uomo, senza riuscire a spiegare il perché.