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Bolzano. Alla fine della guerra, nel ‘45 gli americani misero in piedi un campo di prigionia a Coltano, vicino a Pisa. Vennero rinchiusi i fascisti catturati. Secondo le stime furono in 52mila ad entrarci e ad uscirci. Molti erano stati sorpresi nelle caserme, qualcuno in fuga, un buon numero anche armi in pugno. Erano, molti di loro, “ragazzi di Salò”, come , tanti anni dopo, nel ‘96, li chiamò Luciano Violante. In un tentativo, forse il primo, di distinguere non tra buoni e cattivi, ma tra progetti buoni e progetti cattivi. Tra i “pow” i prigionieri di guerra di Coltano c’erano anche Dario Fo, Raimondo Vianello, Walther Chiari , Enrico Ameri, il telecronista, De Mauro, il giornalista poi assassinato dalla mafia. Giovanissimi, erano nati e cresciuti dentro una macchina propagandistica che aveva loro insegnato la bellezza della morte per la patria, la fedeltà al duce. Dopo l’8 settembre entrarono per la gran parte volontari nella Repubblica sociale italiana, la Rsi. Perché? Ecco, domandarselo può far comprendere come a volte la storia si svela attraverso “le storie”. In questo caso le loro. A raccontarla e a raccontarle è Gianni Oliva nel libro “La bella morte, gli uomini e le donne che scelsero la Repubblica sociale“ (Mondadori, 296 pagine, 20 euro ), che presenterà martedì 26 ottobre 2021 alle 18 al TreviLab di via Cappuccini 28, insieme al nostro direttore Alberto Faustini, su invito della Biblioteca Provinciale italiana Claudia Augusta. Oliva è uno storico, ha scritto libri importanti (Il tesoro dei vinti, Gli ultimi giorni della monarchia , La guerra fascista) ed è un democratico. È stato assessore regionale alla cultura in Piemonte, “nella giunta di Mercedes Bresso, lista Pd” precisa. Il papà è stato partigiano.
E dove?
Nelle brigate Garibaldi. Ha combattuto con Eugenio Fassino, sì il padre di Piero, dirigente comunista e poi sindacp di Torino. Erano nella val di Susa.
Perché, allora , i ragazzi di Salò?
Mio papà mi disse una volta: sai, Gianni, devo confessarti che ho fatto il partigiano per caso. E si ragionava sul fatto che tanti ragazzi italiani a 18 anni non potevano scegliere in base ad idee mature. Le idee sono poi maturate nei mesi.
E dunque ?
Come diceva Nuto Revelli, erano tutti figli del fascismo. E le cito anche Italo Calvino, il grande scrittore, partigiano nel ‘ 43...
Prego.
Scrive nei Sentieri dei nidi di ragno: “Quel furore antico che è in tutti noi è lo stesso che fa sparare i fascisti, con la stessa speranza di riscatto”. Poi aggiunge, e aggiungo anch’io: Ma allora c’è la storia. C’è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra.



