BOLZANO. All'interno dell'Ipes l'aria sembra realmente cambiata. Il sistema clientelare con cui si sono gestiti per anni gli appalti relativi ai lavori di manutenzione degli immobili è ormai uno sbiadito ricordo. Non è passato neppure un anno dalla retata dei carabinieri che ha dato il via all'inchiesta, eppure il sistema di lavoro all'interno dell'ente è già stato rivoluzionato. Con una logica su tutte: chi sbaglia paga e chi tenta di incrementare gli incassi in maniera poco limpida rischia di finire in guai grossi. Non è un caso se una trentina di artigiani sono finiti nelle ultime settimane nel mirino della Guardia di Finanza.

E' stata la stessa direzione dell'Ipes ad inviare le segnalazioni agli uomini delle Fiamme Gialle. I controlli accurati su alcune fatturazioni per lavori di manutenzione da parte di ditte specializzate hanno prodotto una serie di contestazioni che potrebbero sfociare in procedimenti anche di carattere penale. Sarà proprio la Guardia di Finanza a dover stabilire si sia trattato di nuovi tentativi di truffa.

Il sospetto è che alcune imprese artigiane abbiano sovrafatturato, sulla base di vecchie logiche, non rendendosi conto che all'interno dell'ente la «musica» è cambiata. Cosa è accaduto? Che a fronte di determinati lavori portati a conclusione, i controlli contabili all'interno dell'Ipes abbiano permesso di appurare che alcune imprese avevano fatturato importi superiori al dovuto, in alcuni casi segnalando in fattura una mole di lavoro più grande di quella effettivamente svolta. Solo un errore? Saranno gli inquirenti, come detto, a stabilirlo. La direzione dell'Ipes non si è però limitata a riscontrare l'irregolarità. Le imprese coinvolte sono state subito contattate e gli importi fatturati sono stati contestati. In tutti i casi la controversia si è conclusa con la presa d'atto da parte dell'impresa della sovrafatturazione con contestuale emissione di nota di accredito per l'importo eccedente.

La direzione dell'Ipes, però, non si è accontentata di recuperare parte delle somme indebitamente addebitate in fattura. Caso dopo caso è stato infatti segnalato con un vero e proprio esposto alla Guardia di Finanza che dunque ha avviato una serie di accertamenti. Saranno in effetti gli uomini delle Fiamme Gialle a dover indicare eventualmente alla magistratura se le imprese coinvolte si siano rese protagoniste di un tentativo di truffa. La valutazione che spetta alla Guardia di Finanza è proprio sulle voci delle fatture risultate gonfiate. Si dovrà insomma capire se si sia trattato di un errore o se vi sia stato del dolo nell'imputare somme superiori a quelle dovute all'Istituto provinciale per l'edilizia residenziale.

Entro pochi giorni, dunque, potrebbe aprirsi un nuovo filone giudiziario qualora gli uomini della Guardia di Finanza dovessero giungere alla conclusione che si tratta di dolo. Nel frattempo a livello giudiziario l'indagine della Procura della Repubblica per lo scandalo delle microtangenti scoperte nella primavera dello scorso anno non ha fatto segnare passi concreti in avanti. Nel novembre scorso il sostituto procuratore Axel Bisignano ha chiesto la proroga soltanto per alcuni degli indagati.

Entro pochi mesi, dunque, il magistrato dovrebbe tirare le prime somme e decidere a carico di chi avanzare richiesta di rinvio a giudizio. E non è ovviamente escluso che qualcuno degli inquisiti chieda di chiudere la vicenda processuale con un comodo patteggiamento. Tra le posizioni più delicate, sotto il profilo processuale, ci sono anche quelle Stefando Grando e Peter Kritzinger, i due funzionari Ipes finiti in carcere per qualche mese.

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