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BOLZANO. I contorni della riforma dell’edilizia sociale sono più chiari, ora che le norme di attuazione della legge sono sul tavolo di sindacati, associazioni e consiglieri. Centoventi pagine di regolamento: a confronto, la legge sembra una prefazione. Inviate alle parti sociali, contengono tutte le novità che saranno applicate con la prima graduatoria del 2023. Tra le più importanti, il calcolo del reddito e del patrimonio sulla base della Durp, includendo assegni integrativi e indennità. E poi le condizioni per la cessione degli immobili dell’Ipes: dovranno essere liberi e di difficile gestione.
Il canone sociale
Il direttore del dipartimento del sociale Luca Critelli tranquillizza chi è già inquilino: «Le nuove regole valgono solo per le nuove assegnazioni, vale a dire quelle della prima graduatoria del 2023».
Il canone minimo sarà pari al 35 per cento del canone provinciale, fissato al 4 per cento del costo di costruzione (quindi a 7,4 euro al metro quadro). Dodo Detassis (Centro casa) fa un calcolo: «Per un appartamento di 60 metri quadri significa che dal canone minimo attuale di 50 euro si passa a circa 150 euro». «Il 35 per cento è applicato a famiglie con capacità lavorativa – specifica Critelli –. Il canone è sempre commisurato alla situazione economica».
Sono previsti «sconti». Una riduzione del 10 per cento per chi ha figli sotto i 26 anni; il canone minimo fissato al 15 per cento di quello provinciale per under 25 e over 65 che abbiano una invalidità sopra il 74 per cento. «Un primo dato positivo – così Maurizio Surian, Centro casa – è che sul Vse, il Valore della situazione economica, sono stati fatti correttivi a tutela delle persone meno giovani, che fino a ieri risultavano svantaggiate».
Il canone sostenibile
È ancora da valutare l’impatto del «doppio binario», considerando che in uno stesso condominio potrebbero coesistere alloggi a canone sociale e altri a canone sostenibile. Mentre la presidente Ipes Francesca Tosolini parla di «un ampliamento della platea dei beneficiari, una novità con risvolti concreti per una riforma che risponde a una società in evoluzione», l’auspicio di Surian è che l’ingresso di nuclei appena sopra la soglia dell’Ipes, quelli che potranno godere del «canone sostenibile», non tolga spazio alle famiglie in grave difficoltà.
Nella bozza delle norme di attuazione ci sono i tanto attesi criteri: il Vse medio deve essere compreso tra 2,37 e 5,68 e non bisogna avere proprietà adeguate in Alto Adige né entro 40 chilometri dai suoi confini. L’affitto? La soglia sarà il canone sociale, il tetto il canone provinciale.
Un iter anomalo
Il testo è ancora una bozza. Alla riunione con l’assessora Waltraud Deeg, sindacati e associazioni hanno assistito alla proiezione delle slide senza però ricevere subito il volumetto della normativa. «Come facciamo a prepararci?», protestavano alla vigilia degli appuntamenti con l’assessora. «Questo lavoro poteva essere fatto in maniera condivisa», la nota di Surian. Che quindi ha fissato una seconda convocazione, almeno per sindacati e parti datoriali, martedì prossimo. E pure se tutte le loro osservazioni e il successivo parere non saranno vincolanti, Centro casa e sindacati hanno già la tabella di marcia. Perché i nodi da sciogliere restano, a cominciare dai criteri di assegnazione.
Lo dice Detassis: «Per noi l’esclusione per morosità incolpevole è un problema, perché se una persona chiede la casa Ipes significa che i soldi per un affitto sul mercato libero non li ha».


