BOLZANO. «Era ora che si venisse allo scoperto su cose che noi denunciamo da anni». È questo il commento del presidente del comitato inquilini Ipes, Gianfranco Ponte, all’operazione della guardia di finanza che ha evidenziato come decine di inquilini delle case popolari usufruiscano di canoni di affitto calmierati nonostante non ne abbiano diritto. «Non è possibile che inquilini che dichiarano un reddito irrisorio, poi conducano una vita al di sopra delle loro dichiarazioni reddituali. Non è possibile che, un inquilino a reddito o pensione fissa, paghi il reddito giusto e, magari, il suo dirimpettaio che paga un canone molto basso possieda automobili di grossa cilindrata e conduca una vita splendida». Per questo motivo, anni fa, «avevamo chiesto che ci venisse indicato il reddito degli inquilini e poi saremmo stati noi ad indicare dove si doveva indagare conoscendo od immaginando il tutto. Ebbene, la privacy non ce lo permetteva». Dopo numerosi attacchi, anche a mezzo stampa, «l’Ipes e la Guardia di Finanza stilarono un accordo sui controlli delle dichiarazioni dei redditi, ebbene, nulla per mancanza di personale». Cosa dire infine sulle revoche dell’alloggio per violazioni gravi del regolamento delle fittanze? «Pochi risultati o nulli perché vengono impugnati e poi, magari, il giudice li annulla con varie giustificazioni buoniste. Auspico che questo sia il segnale che attendavamo da anni, che il tutto sia un inizio e che giustizia sia fatta nel rispetto delle persone oneste».