BOLZANO. «Sempre più poveri, specie a Bolzano». Lo precisa il presidente del Centro Casa, Maurizio Surian. La cartina di tornasole viene fornita dall'assessora provinciale all'Edilizia abitativa Ulli Mair: quasi 1.700 inquilini Ipes alla scadenza non riescono a pagare il canone di affitto o le spese di condominio, lasciando a fine anno un buco di quasi quattro milioni di euro nelle casse dell'istituto. I più esposti nelle loro posizioni debitorie? Non gli stranieri. «Gli altoatesini. Chi ha perso il lavoro, chi si ammala», chiosa Surian.

Non ce la fanno

«Alla fine del 2023, 1.675 inquilini di appartamenti Ipes erano in arretrato con il pagamento di almeno un mese di affitto o con il rimborso di spese abitative accessorie». Lo chiarisce Mair rispondendo a un'interrogazione dei consiglieri provinciali della Südtiroler Freiheit Hannes Rabensteiner, Sven Knoll, Bernhard Zimmerhofer e Myriam Atz-Tammerle. «956 di questi inquilini sono nati in Alto Adige, 715 sono nati fuori dall'Alto Adige». Come già rilevato in precedenti indagini, spiega però l'assessora, il luogo di nascita non è un elemento giuridicamente rilevante, in quanto ci sono persone che hanno sempre risieduto in Alto Adige e sono nate solo "casualmente" fuori provincia e ci sono persone, soprattutto appartenenti al gruppo linguistico italiano, nate molti decenni fa in altre regioni italiane e che ora vivono in Alto Adige da decenni. L'importo relativamente costante dei crediti insoluti, spiega oltre, dimostra che la maggior parte degli arretrati viene saldata entro un breve periodo di tempo, altrimenti gli importi si accumulerebbero nel corso degli anni. Dal punto di vista del bilancio dell'Ipes non è un danno grave. Nella maggior parte dei casi, gli arretrati sono di natura breve e temporanea, cioè l'affitto dovuto viene saldato con qualche mese di ritardo senza che si accumulino arretrati importanti. Gli insoluti, pari a circa 3.700.000 euro l'anno, sono compensati da entrate da affitti e costi accessori pari a circa 64.800.000 euro all'anno, il che corrisponde a un insoluto (provvisorio) pari a circa il 5% delle entrate annuali, la maggior parte delle quali può essere come detto recuperata nei mesi successivi.

Quanto si dovrebbe pagare

L'affitto Ipes più basso oggi è di 50 euro, quello più alto di 1.450. La stragrande maggioranza degli affitti bassi riguarda pensionati o persone con ridotta capacità lavorativa e sono dovuti a contratti più vecchi, in quanto la legge provinciale n. 5/2022 ha riorganizzato il calcolo dei canoni d'affitto.

Una condizione pesante

Fin qui, il versante istituto. Ma come spiega Surian, la realtà umana è pesante: «Come Centro Casa, vediamo tante famiglie in difficoltà. Quando sono esposte con l'Ipes cerchiamo di trovare un accordo per rientrare». L'Istituto pretende una parte subito, una parte a rate. «Negli ultimi tre o quattro anni abbiamo creato una rete di collaborazione con altre associazioni, per aiutare i tanti veramente in difficoltà. C'è un aumento della povertà e i mancati pagamenti all'Ipes ne sono un palese indicatore». In provincia, prosegue, «il carovita pesa tantissimo. Questi dati dell'Ipes sono un segnale molto brutto. Nonostante gli aiuti provinciali - contributi per affitto e spese accessorie - non ce la si fa. È la fotografia di qualcosa che non funziona».

Ricetta da trovare assieme

«La ricetta? Non la conosco nemmeno io», ammette Surian. «Però questo deve farci pensare: la Provincia impegna risorse importanti per affitti e spese accessorie, ma parlando con Assb si è evidenziato che ora le domande di contributo sono in calo. Rispetto all'anno scorso ci sono meno richieste». Non perché non ce ne sia bisogno, quanto perché anche coi contributi si va poco lontano.Occorrerebbe, a detta di Surian, rimodulare insieme gli affitti, agevolando chi ha davvero bisogno. «Perché magari ci sarà anche chi fa il furbo, ma molte famiglie, in una città dove il pane arriva a costare 8-10 euro al chilo, sono in forte sofferenza. Le persone con maggiore esposizione debitoria sono autoctone: chi perde il lavoro; chi si ammala, destina il proprio denaro alle cure mediche e così facendo va in crisi e non riesce più a pagare l'affitto e/o le spese accessorie».