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MERANO. Merano Maia, la società in liquidazione che per decenni ha gestito l’attività ippica all’ippodromo di Maia, alza il prezzo e mette a rischio l’imminente stagione e il futuro stesso dell’impianto di via Palade. Incurante dell’articolo 5 dell’accordo prematrimoniale col Comune (leggasi contratto d’affitto, ndr) - che prevede che in caso di risoluzione del rapporto i beni mobili e immobili accumulati dalla società nel corso dell’attività passino automaticamente all’amministrazione - il liquidatore Patrick Palladino, ispirato ovviamente dall’assemblea dei soci o comunque da una parte importante di essa, gioca al rialzo sulla richiesta degli alimenti per firmare il divorzio.
Una tecnica, quella del liquidatore, dietro alla quale si cela ovviamente la volontà di portare a casa il massimo a favore dei creditori, ma che dall’esterno assomiglia tanto ad un “muoia Sansone con tutti i filistei”. Sì, perchè come lo stesso Palladino ha avuto modo di dichiarare al nostro giornale, i beni mobili ed immobili che Merano Maia sta tentando in ogni modo di vendere al Comune alzando sempre più il prezzo, perderebbero ogni valore di fronte ad una chiusura dell’attività ippica, eventualità che ormai viene data per probabile da molti osservatori. Ricatto? Il vicesindaco Giorgio Balzarini usa una circonlocuzione: fa i suoi interessi.
L’atteso incontro a tre di venerdì si è risolto con un nulla di fatto. Ci si attendeva la firma in calce all’atto di divorzio tra Comune e Merano Maia, ma questa non c’è stata. Testimone impotente Giovanni Martone. A far saltare l’accordo è stata la richiesta di Palladino di inserire tra i beni mobili da periziare anche il tondino coperto finanziato dall’Unire. A certificare lo status di “mobile” della struttura in questione - che peraltro è ben ancorata al terreno con solidi plinti di fondazione - sarebbe intervenuto telefonicamente addirittura l’ex presidente, avvocato Bruno Mellarini, con una sua interpretazione legale. Stando alle parole di alcuni “insider” sembra che sul conto sia stato aggiunto anche il malandato impianto di irrigazione, quello che secondo fantini e allenatori innaffia i tracciati a macchia di leopardo con le conseguenze facilmente immaginabili.
Come andrà a finire? Per domani mattina è convocata una giunta straordinaria che dovrà decidere, sulla base di un parere del segretario comunale, se cedere o meno alle richieste della Merano Maia. Tenendo anche conto che un indebito pagamento finirebbe immediatamente nel mirino della Corte dei conti. In serata, invece, sarà la volta del gruppo Martone, la cui intenzione è quella di lanciare l’ultimatum: o si firma o ci ritiriamo. Nel secondo e malaugurato caso l’ippodromo resterebbe senza corse e la Merano Maia con un pugno di mosche in mano.
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