MERANO. Suona ancora la Marsigliese all'ippodromo di Maia: il 73esimo Gran Premio Merano Forst è stato vinto dal cavallo Rigoureux per l'incontenibile gioia della colonia transalpina. I francesi, con questa ennesima vittoria, non fanno altro che mettere il dito sulla piaga della crisi che attanaglia, da tempo, l'ostacolismo nostrano.

E' stato un Gran Premio nel segno della crisi e dei conseguenti momenti di grande difficoltà. Per l'ippica nazionale e soprattutto per il futuro dell'ippodromo. Il drastico taglio imposto dal governo, la seconda mancata ricapitalizzazione della Merano Maia sono macigni che è difficile rimuovere.

Ma nonostante questo, è stata notevole la folla che si è data convegno ieri all'ippodromo per assistere alla grande corsa ad ostacoli. Nonostante i capricci del tempo - tutto il Gran Premio è stato corso sotto una pioggia battente - Maia ha saputo offrire il meglio di sè: tanta gente, ricco ed apprezzato il programma di contorno, abbastanza eleganza da sembrare una sfilata di moda.

Pomeriggio da ricordare, dunque. Nella speranza che arrivino tempi migliori per il futuro dell'ippodromo. Se li augura Alex Meister, presidente dell'azienda di soggiorno di Merano: «La città non può perdere i cavalli che sono una vera e propria attrazione. L'ippodromo è da tutti considerato un gioiello e come tale deve essere mantenuto e possibilmente valorizzato. Ma è un'operazione difficile soprattutto dopo i tagli imposti dal governo.

Bisogna impegnarsi, tutti, per questo rilancio anche se è un'operazione tutt'altro che facile, soprattutto in un momento come questo. L'azienda di soggiorno, che ha predisposto proprio quest'anno un'azione di propaganda nuova, è pronta a sostenere questo sforzo perchè la città ha bisogno di Maia». Un Gran Premio, quello corso ieri, poco reclamizzato in città. Rispetto alle edizioni scorse, non c'era uno striscione, un manifesto, un volantinaggio in grado di ricordare, ai non appassionati, che all'ippodromo ci sarebbe stata la grande corsa.

"E' un segno - dice Francesco Rossignoli, una vita trascorsa a Maia - della difficile situazione che sta attraversando l'ippica. Il gioco sta crollando e questo contribuisce in maniera determinante a peggiorare le cose. A complicare il tutto ci si mette anche la società di gestione di Maia che dimostra di non saperci fare». Preoccupato è anche un altro "aficionado" dell'ippodromo meranese, Lorenzo Poli: «Il gioco continua a calare, la gestione è difficile, l'ippica è in profonda crisi. Bisogna fare di Maia una struttura polifunzionale: altrimenti la crisi rischia di annullare tanti anni di storia».

L'ultimo capitolo di questa lunga e prestigiosa storia è stato scritto ieri pomeriggio. E' stato, ancora una volta, ad alto gradimento. Apprezzate le auto d'epoca, la sfilata delle modelle con abiti vintage, i vari punti di ristoro allestiti, gli spazi riservati ai bambini che hanno potuto giocare mentre i genitori seguivano le corse. Molti speravano nella vittoria di un cavallo di scuderia italiana. C'è stata dunque tanta amarezza quando è risuonata la Marsigliese. Rigoureux ha dato un altro dispiacere a tutta l'ippica nostrana che, certo, non ne aveva bisogno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA