BRESSANONE. Evitare di fare di tutta l'erba un fascio e dare la possibilità alle persone musulmane di praticare la loro religione nel massimo rispetto della popolazione locale. Così l'assessore comunale per l'integrazione Elda Letrari torna sul delicato argomento delle sale di preghiera di Bressanone dopo la proposta del consigliere Massimo Bessone (Lega Nord), di chiuderle in attesa di verificare una reale volontà da parte dei brissinesi di avere questa tipologia di strutture all’interno della città.

«Massimo Bessone fa parte del gruppo di lavoro integrazione e mi meravigliano un po’ le sue conclusioni, anche perchè lui conosce personalmente i due responsabili degli altrettanti centri di preghiera di Bressanone (zona industriale) e Millan - racconta la Letrari - Sono d'accordo sul fatto che i centri vengano controllati periodicamente, ma queste non compete a me, bensì alle forze dell'ordine che, a quanto ne so, li stanno monitorando già dall'inizio e non solo ultimamente dopo i terribili fatti di Parigi».

Nello specifico, Bessone aveva descritto le strutture brissinesi come luoghi di culto improvvisati che hanno «anche problemi strutturali non rispondendo ai criteri architettonici di igiene e sicurezza essendo, nella maggioranza dei casi, congeniati per altro uso e adattati». A causa della difficile comprensione della lingua parlata dalle genti che vi si radunano poi, Bessone aveva dichiarato quanto fosse complicato per le forze dell’ordine colloquiare con loro.

«Anche a Bressanone vi sono due luoghi di culto islamico e se fino ad ora ho evitato di esprimermi per non sembrare un cattivo proibizionista, ritengo che mai come adesso sindaco e preposti ci diano delucidazioni sull’esatta locazione e sulle persone che frequentano tali luoghi d’aggregazione e che le forze dell’ordine, appunto, verifichino il rispetto delle leggi all’interno di tali strutture, controllino le persone che ne hanno un ipotetico accesso, le chiudano in attesa che eventualmente in un futuro prossimo i cittadini di Bressanone o degli altri comuni altoatesini vengano chiamati ad esprimersi o meno sulla volontà di avere queste strutture all’interno dei propri Paesi», così Bessone. La risposta dell'assessore all'integrazione non ha tardato ad arrivare: “Personalmente sono stata invitata a seguire i loro programmi e le loro feste e possono garantire la massima trasparenza in questo contesto. Sono luoghi dove loro pregano e sono dell'idea che abbiano il diritto di esercitare la loro religione, anche perchè nel centro di Millan c'è una sala dedicata nello specifico alle donne musulmane dove vengono insegnati loro l'italiano e il tedesco da parte di una brissinese volontaria da più di un anno. Non condivido affatto la proposta di chiudere i due centri di preghiera in quanto sono in stretto contatto con i due responsabili che settimanalmente mi assicurano sulle loro attività», afferma Elda Letrari.

«A sottolineare la pacifica convivenza di queste persone, tengo a precisare che il giovedì successivo ai fatti di Parigi, entrambi i due responsabili dei centri di preghiera musulmani della città mi hanno fatto visita per testimoniare la loro netta contrarietà agli attentati e per chiedere ai media che non venga fatta di tutta l'erba un fascio e di non collegare l'Islam al terrorismo», chiude l’assessore comunale all’integrazione.