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MERANO. La comunità musulmana residente in città cresce a vista d'occhio e tra abitanti nordafricani, slavi, mediorientali e asiatici, i due luoghi di culto, acquistati a suon di denaro contante negli anni scorsi, non sono più sufficienti a garantire il diritto/dovere a tutti di pregare. Una terza moschea sul territorio comunale, dopo quelle aperte in questi ultimi anni in via Huber (l'ex sede dell'associazione arbitri) e in via Marlengo (nel nuovo quartiere realizzato dall'Ipes sull'area ex Bosin), a dire il vero ci sarebbe. Peccato che da qualche mese il luogo di culto sempra essere accessibile solo per alcune ore alla settimana e resti chiuso a chiave per il resto del tempo.
Stiamo parlando degli oltre 550 metri di superficie presenti al piano terra di uno dei condomini che si affacciano lungo la via Enrico Fermi a Sinigo, sala che per sette anni era stata gestita in affitto dall'associazione "Dialogo e pace". Ma quello che è più strano è il fatto che l'accesso alla sala di preghiera della frazione è stato limitato dopo che la comunità musulmana quei locali ha deciso di acquistarli. "Il proprietario – spiega uno dei membri della comunità – ci aveva messo di fronte alla scelta: acquistate i 550 metri quadrati o li lasciate. Noi facendo un grande sforzo, abbiamo coinvolto oltre cinquecento fedeli nel progetto e in poco tempo siamo riusciti a raccogliere i 160 mila euro che ci servivano per l'acquisto.
Dal prezzo il proprietario aveva acconsentito a detrarre tutti i canoni di affitto pagati nei primi sette anni di locazione. I contributi in denaro sono arrivati da Merano, dai dintorni, ma anche da fuori regione e addirittura da fuori Italia. Chi dieci euro, chi cento, chi di più.". Diventata l'associazione "Dialogo e pace" proprietaria dei locali al piano terra però, qualcosa è accaduto e ora, anziché allargare gli orari di apertura e magari nominare un custode e un imam per la conduzione della preghiera, il sogno di molti musulmani meranesi di poter pregare a Sinigo si è infranto. Pare che in queste settimane l'apertura della moschea di Sinigo sia ridotta ad alcune ore alla settimana, quasi sempre al venerdì. La incomprensione, la rabbia e la protesta, in particolare tra chi di tasca propria ha tirato fuori dei quattrini per comperare degli spazi che ora sono inaccessibili, monta.
Qualcuno sostiene che sia addirittura inevitabile il ricorso alle vie legali. Altri invece stanno organizzando per le prossime settimane in sit-in di protesta proprio davanti all'ingresso della moschea. I luoghi di culto musulmani (in Italia esistono riconoscite solamente due moschee, quelli presenti in locali adattati sul territorio nazionale, Merano compresa, ufficialmente non sono riconosciuti come tali) vengono gestiti da sodalizi che hanno tutti nomi che invitano alla fratellanza e al reciproco rispetto (quello di via Huber è gestito dall'associazione Pace), enti culturali che però di fatto non svolgono quell'attività in senso stretto ma che gestiscono moschee, dove a tutte le ore del giorno e per tutta la settimana è possibile accedere per la preghiera.
In molti casi i cittadini musulmani residenti in città, quando i locali non sono presidiati, hanno addirittura la chiavi per entrare. "Le nostre sale - spiega uno di loro - vengono usate per la preghiera ma anche per insegnare ai nostri ragazzi le nostre tradizioni, la lingua araba, il corano. Siamo cittadini, molti residenti da anni a Merano, che vogliamo vivere in pace, poter esercitare in tranquillità il nostro diritto di preghiera. Qui da noi i luoghi di culto con il terrorismo o con quello che sta accadendo in Siria e in Iraq non c'entrano nulla. Proprio per questo motivo le nostre associazioni si ispirano alla pace, alla concordia e al rispetto tra i popoli e tra le religioni".
Sembrano lontani anni luce i tempi (parliamo di appena dieci, quindici anni fa) quando i musulmani di Merano rimasero senza uno spazio di preghiera dopo aver lasciato i locali vicino alla comunità comprensoriale inadatti, dal punto di vista igienico e della sicurezza, a ospitare centinaia di persone assieme (nella ex sezione arbitri oggi ci sono giorni nei quali pregano in contemporanea fino a 500 fedeli), costretti a chiedere ospitalità al Comune in sala civica.
La necessità di spazi ampi è dovuta proprio al numero di persone che frequentano le moschee e al fatto che servono due accessi, due servizi igienici e due spazi distinti e indipendenti tali da consentire a uomini e donne di ritrovarsi e pregare separatamente.


