BOLZANO. Da una parte i licei, dove ci si prepara per l’università, dall’altra le professionali al termine delle quali si va a lavorare. A metà del guado gli istituti tecnici in senso lato, dove in media circa una metà degli studenti poi proseguirà, l’altra metà andrà a lavorare. Ma sempre, almeno al momento attuale, con importanti multiformi e rapide immissioni nel mercato del lavoro. Anzi, le aziende altoatesine chiederebbero di più, vorrebbero di più. Non ci sono abbastanza forze fresche. Vale al Battisti, al Delai, al Galilei. Dove l’università, in un certo senso, «sottrae» personale alle aziende. Mentre il moltiplicarsi di rami e possibilità di scelta rappresenta un’opportunità, ma anche un bel grattacapo per i genitori: cosa scegliere, per il bene dei figli?

L’Itcat Delai, mica solo geometri

Come chiarisce Manuela Macciocu, vicaria all’Itcat, il Delai non è più solo la scuola per formare geometri da indirizzare agli studi professionali. «Gli sbocchi sono tanti, e molti proseguono con l’università: architettura, ingegneria, ma non solo progettazione anche giurisprudenza o economia».

I ragazzi sono preparati nel Bim, il Building information modeling, un metodo per l'ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni grazie all’aiuto di software, tramite cui tutti i dati rilevanti di una costruzione possono essere raccolti, combinati e collegati digitalmente. Modellazione tridimensionale integrata con dati fisici, prestazionali e funzionali dell’edificio, ormai sempre più richiesti anche dalle amministrazioni pubbliche quando si presenta un progetto. Attività altamente complesse, anche se rimangono le altre, classiche, manuali: rilievi sul campo, topografia, saper disegnare a mano. «Possono diventare liberi professionisti o dipendenti della pubblica amministrazione. Sono molto ricercati gli esperti di sicurezza, indispensabili nella gestione dei cantieri. Ma vengono impiegati anche nell’amministrazione di condomìni». Il Delai è un istituto di nicchia, 170-180 alunni, massimo 200. Circa il 50% prosegue all’università, i più diligenti anche in ambiti inimmaginabili, tipo medicina. Perché studiando scienza delle costruzioni si impara come funziona la struttura di un edificio, il che aiuta a studiare la struttura del corpo umano, per non parlare della modellazione in 3d, assai utilizzata in medicina.

Il triplice Galilei

Come sottolinea il professor Raffaele Fiorini, vicepreside del Galilei, «la nostra scuola è tripartita: liceo delle scienze applicate, istituto tecnico, formazione professionale». L’istituto tecnico tecnologico contempla gli indirizzi: chimica, materiali e biotecnologie; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; meccanica meccatronica ed energia. L’istituto professionale per l’industria l’artigianato e i servizi contempla gli indirizzi: manutenzione e assistenza tecnica e odontotecnico. Poi c’è il liceo scientifico per le scienze applicate, terminato il quale una buona percentuale prosegue all’università, dato che non solo i licei preparano al test di ingresso a medicina. Perché qui, agli indirizzi ambientale e sanitario, si studiano chimica, biologia, microbiologia, anatomia, fisiologia, con un numero corposo di ore settimanali dedicate a materie che poi all’università saranno il clou dei vari percorsi sanitari. E con decine di ore di laboratorio. «C’è una maggiore corposità di materie specifiche». Tradotto: anche dal Galilei si può accedere alle professioni sanitarie, per certi versi anche in maniera più diretta, conoscendo già sia la teoria che la pratica di laboratorio. E anche al Galilei ci sono docenti dedicati alla preparazione dei test di ingresso, per esempio a medicina, oppure a fisica.

Per chi invece preferisce andare a lavorare subito, molto ricercati dal mercato altoatesino sono i manutentori tecnici, specializzati. Richiestissimi anche i ragazzi diplomati in meccanica, meccatronica, elettrotecnica, come pure i tecnici di laboratorio per le analisi chimiche. Il problema maggiore, spiega Fiorini, è modificare la didattica in funzione di ciò che occorre alle aziende.

«Stiamo avviando - dice Fiorini- sempre più collaborazioni con il mondo imprenditoriale, per esempio con le Acciaierie Valbruna ma non solo, perché le stesse industrie devono saperci dire cosa serve loro, in particolare nel tessuto produttivo locale, altoatesino». Spesso c’è l’imprenditore, al limite il genitore di uno degli studenti, che chiede: ti prego, mandami due tecnici. Ma non sempre sono disponibili. «Perché anche se la nostra scuola è enorme, non è che escano poi così tante figure». Anche perché pure dal Galilei una buona percentuale, quanto meno di liceali, sceglie poi di proseguire all’università.

Al Galilei, infine, funzionano molto bene anche i corsi per gli odontotecnici, anch’essi molto richiesti dal mercato. «Alcuni prendono l’abilitazione all’interno della scuola per poter aprire un loro studio». Altri studenti transitano alla Claudiana per le lauree triennali: chimici, tecnici biomedici, professioni sanitarie varie, fisioterapia. «Nel corso dei chimici - conclude il professor Fiorini - abbiamo di recente avviato un interessantissimo e ambìto percorso di bioinformatica».

Il Battisi, oltre la ragioneria

Il preside del polo economico di via Cadorna, Marco Fontana, fa notare che «il Battisti mantiene la sua identità tecnico economica, nonostante l’odierna pluralità di indirizzi. La nostra missione più importante è portare ragazzi e ragazze a un diploma che consenta loro di lavorare nell’ambito della ragioneria, dei bilanci, anche se una buona quota di studenti decide di specializzarsi ulteriormente, iscrivendosi all’università».

Le statistiche fornite al Battisti da parte degli uffici provinciali del lavoro «certificano che qualcosa più della metà dei ragazzi diplomati in media entra subito, direttamente, nel mercato del lavoro. E quasi tutti nel settore di pertinenza, specifico, da noi sviluppato. Questo ci consola».

Gli studenti del Battisti, insomma, sono apprezzati, «perché sanno cavarsela in vari ambiti, hanno un punto di forza nell’essere esperti di software aggiornati, senza dimenticare le spiccate competenze linguistiche, fondamentali non solo il tedesco e l’inglese, perché da noi si studia anche il francese, all’indirizzo turistico pure lo spagnolo. Oggi nel mondo del lavoro è fondamentale interfacciarsi in altre lingue».

Le imprese riconoscono il gran lavoro fatto in via Cadorna. «Ogni anno tante aziende ci chiedono i nomi dei diplomati, cercano figure intermedie per gestire le loro strutture, per lavorare in amministrazione. I più richiesti sono i contabili». Numerose le richieste anche da altri settori, come per esempio l’energia, non per forza attinenti al 100% col marketing. «Chi preferisce proseguire, per lo più sceglie economia, ma tanti anche giurisprudenza».

Usate i canali social

I presidi danno un ultimo consiglio, in previsione delle iscrizioni che partiranno il 15 gennaio: consultate i social dell’intendenza scolastica italiana. Sempre aggiornati con tutte le novità e le modalità di iscrizione. DA.PA.