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BOLZANO. «I partiti italiani sono a tal punto frammentati, divisi, impegnati solo in dispute personali che l'unica speranza per non veder ancora più ridotta la loro rappresentanza in consiglio è andare a votare...». Günther Pallaver, politologo, docente a Innsbruck, una vita ad analizzare flussi e statistiche, si ferma e aspetta la reazione. E quindi, che vuol dire professore? «Non intendo: andate a votare per questo o quella. Dico di andarci comunque. Mi spiego: alle ultime provinciali ha esercitato il suo diritto l'80% della popolazione di lingua tedesca. Ma solo il 60% degli italiani ha votato. Ebbene, se questa percentuale sale, anche di poco, significa un consigliere in più. Matematicamente». Questi dati Pallaver li estrae dal suo ultimo libro "Südtirols Parteien" (I partiti in Alto Adige, analisi, trend e prospettive), e prova a mettere a confronto ciò che è accaduto con quello che potrebbe accadere, in autunno.
Vuol dire che una delle ragioni della crisi nella rappresentanza italiana è il non voto?
"Anche il non voto. In termini numerici è decisivo. Ma so che il non voto è anche indotto dalla scarsità, in termini qualitativi, della proposta politica. Soprattutto nel centrodestra, il potenziale bacino elettorale è frustrato da decenni di litigi e frammentazioni".
E da quando?
"Tutto parte dalla seconda Repubblica. E dura ancora".
Avverte che questa volta la percentuale degli astenuti potrebbe calare, dunque?
"Beh, ci sono ragioni oggettive. Questo è un momento di grande crisi della proposta politica tradizionale e c'è stato, piaccia o non piaccia, un rinnovamento dell'offerta. Magari molti saranno perplessi ma, forse per la prima volta da tanto tempo, ci sono delle alternative".
Magari molto fluide...
"Certamente ancora non chiare, alcune criticabili ma ci sono. Dunque chi prima protestava e basta, non andando alle urne, domani potrebbe farlo. magari solo così, per vedere come va".
E questo fatto potrebbe produrre un aumento del numero dei consiglieri?
«Più voti, più potenziali eletti. Da qualunque parte essi vengano».
Ma la frammentazione resta.
«E colpisce molto a destra. In quel versante scontano litigi personali continui più che divergenze di idee. Ma anche a sinistra non va bene...».
Pensa al Partito democratico?
"Non era necessario essere politologi per immaginare un suo calo. Temo che non riesca a fare più di un consigliere anche perché la frammentazione, una volta tipica della destra, ha colpito anche a sinistra. Penso, ad esempio. allo strappo di Bizzo, che cercherà voti al centro del Pd , ma anche alle civiche e alle possibili liste personali, costituite da un solo volto».
E il raddoppio della Lega salviniana?
«Anche in questo caso, non servivano maghi. Ma con i leghisti è diverso. Il loro elettorato non vota la persona, anche perché neppure sa chi saranno i candidati, ma un marchio. E adesso questo marchio funziona, come la Coca Cola. E' la luna di miele che tocca le novità politiche. Vediamo se dura ma per ora avrà successo».
Come pure i grillini? E si aspettava quelle percentuali così alte per Paul Koellensperger?
«Penso che l'8% sia frutto di una sopravvalutazione. Il sondaggio, di cui vorrei capire meglio i parametri, è stato fatto all'indomani del suo strappo. E alcuni l'hanno visto come un richiamo al voto tedesco. Che infatti è arrivato, almeno nel sondaggio. È stato visto come una possibile alternativa alla Volkspertei da parte di alcuni settori dell'elettorato sudtirolese stanchi dello status quo e in cerca di volti nuovi. Ma è successo ad altre liste inedite. E quindi un conto sono le simpatie. il cosiddetto “sentument” a due mesi dalle provinciali, altro saranno le elezioni vere e proprie».
Che intende dire?
«Che io posso immaginare di votare una lista. E questo è il sondaggio. Ma poi si tratterà di vedere se andò materialmente a farlo. E questo è il voto vero. C'è molta differenza».
Ma resta il calo dei partiti di governo. Questo dato potrà essere confermato?
«Temo lo sarà per il Pd. Che ha concorrenti anche in casa. Ma presumo possa non esserlo, almeno in parte, per la Svp. Il partito di raccolta ha sempre arrancato nei sondaggi, pensiamo alle ultime provinciali. Per poi recuperare nel finale con i tanti mezzi che ha a disposizione. Ma presumo che questa volta la maggioranza avrà più difficoltà del solito a raggiungerla...».
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