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BOLZANO. «Dal punto di vista oggettivo il gruppo italiano non sta male, anzi: in generale ha un reddito medio soddisfacente e non ci sono differenze significative rispetto al gruppo tedesco. Inoltre dà un giudizio più che positivo sul funzionamento dei servizi e sulla qualità della vita in Alto Adige. Questo almeno è quello che emerge dalla ricerca che abbiamo condotto su un campione di 1.700 altoatesini». Così Günther Pallaver, originario di Bronzolo, docente all’Università di Innsbruck e presidente della Società Michael Gaismair, autore assieme ad Apollis della ricerca dal titolo “Differenziazione etnica e stratificazione sociale nella società altoatesina”.
Ma allora se dal punto di vista oggettivo emerge un quadro tutto sommato positivo, qual è il problema?
«Il problema è che dal punto di vista soggettivo, ovvero della percezione, il gruppo italiano si sente svantaggiato».
Per quale motivo?
«I motivi sono più d’uno, ma il punto centrale è che gli italiani si sentono sottorappresentati dal punto di vista politico e quindi hanno la sensazione di non contare nulla».
Non è solo una sensazione è un dato di fatto.
«È vero che dal punto di vista politico è sottorappresentato: basti dire che in giunta c’è un unico assessore italiano e in consiglio siedono solo cinque consiglieri. Per non parlare della periferia, dove se negli anni ’60-’70 nell’80% dei Comuni c’erano consiglieri di lingua italiana, oggi questa percentuale è ridotta al 25%».
Ciò è dovuto anche al fatto che il gruppo italiano in questi anni ha progressivamente abbandonato le vallate.
«Certo, ma non solo. Il gruppo italiano risente molto di ciò che avviene a livello nazionale, dove si assiste ad un’estrema frammentazione dei partiti e ad una generale disaffezione nei confronti della politica. Per cui se vent’anni fa il 20% degli italiani era iscritto ad un partito, oggi la percentuale è precipitata all’1,9; mentre per quanto riguarda il gruppo tedesco si aggira ancora oggi intorno al 18%. Altro dato interessante e allo stesso tempo preoccupante: solo il 62% degli altoatesini va a votare, contro l’88% dei sudtirolesi; a ciò si aggiunge il fatto che il 56% di coloro che non sanno il tedesco, non si interessa di politica. Il risultato di tutto questo è che il gruppo italiano va sempre meno a votare e ha quindi meno possibilità di mandare propri rappresentanti in consiglio. Anche il boom del Movimento Cinque Stelle a livello di gruppo etnico ha finito per premiare il gruppo tedesco».
In che senso?
«Nel senso che il consigliere Paul Köllensperger è del gruppo tedesco».
Consigli oltre a quello di andare a votare?
«Un appello alla Svp ad applicare la proporzionale volontaria».
Ovvero?
«Bisogna modificare lo Statuto e garantire una maggiore rappresentatività agli italiani. Faccio un esempio: nei piccoli Comuni si dovrebbe garantire al gruppo italiano un rappresentante in giunta anche se, in base alle regole attuali, non ne avrebbe diritto, perché servono almeno due consiglieri; e lo stesso discorso vale per la giunta provinciale: con un unico assessore il gruppo italiano è chiaramente sottorappresentato».
Difficile credere che la Svp raccolga il suo appello.
«E invece dovrebbe farlo, se vuole davvero un clima di pacifica convivenza, bisogna coinvolgere sempre tutti. Non si può andare avanti a colpi di maggioranza».
Oltre che di rappresentanza politica, parliamo della scarsa presenza del gruppo italiano nei posti di vertice della pubblica amministrazione.
«Non è così. I numeri dicono che il gruppo italiano è rappresentanto nella misura del 26%, ovvero pari a quella che è la sua reale consistenza numerica. Il grosso problema è che gli italiani si sentono soggettivamente indeboliti e anche la cessione al gruppo Ebner dell’Alto Adige fa dire a più d’uno: “Adesso ci hanno tolto anche il giornale”. Non sarà così, ma la percezione è questa».


