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Nell’ambito dei test sierologici, effettuati dall’azienda, l’altro giorno è stato trovato positivo un dipendente dello stabilimento Iveco di via Volta. L’azienda - che fin dall’inizio della pandemia e in accordo con i rappresentanti sindacali ha messo in atto una serie di misure per prevenire il diffondersi del virus - ha immediatamente informato l’Azienda sanitaria che ha provveduto a sottoporre il lavoratore asintomatico
al tampone: anche l’ulteriore test ha dato esito positivo. A conferma che la malattia è in atto.
Quindi anche se il dipendente - per il tipo di lavoro svolto - ha pochi contatti con il resto del personale, si è provveduto ad individuare i colleghi che potrebbero aver avuto contatti con lui: in tutto sono sei persone che al momento si trovano a casa, in attesa di conoscere l’esito del tampone al quale in via precauzionale sono stati sottoposti.
Ricordiamo che l’Iveco ha circa 800 dipendenti, distribuiti nei diversi settori, che anche durante il periodo più difficile della pandemia non hanno smesso di lavorare.
Per questo l’azienda si è dotata subito di tutti i dispositivi necessari per individuare con tempestività gli eventuali soggetti malati, evitando il diffondersi nel virus.
«Fin da subito - spiegano i rappresentanti dell’azienda - abbiamo organizzato i controlli all’ingresso, per cui a tutti coloro che entrano viene misurata la temperatura: attualmente abbiamo dei sensori che misurano automaticamente la febbre. Ogni giorno distribuiamo due mascherine a ciascun dipendente. Ci sono cartelli nei vari reparti con le raccomandazioni igienico-sanitarie da seguire oltre a dispenser di disinfettante. Dispositivi aggiuntivi sono stati previsti per proteggere coloro che hanno qualche problema di salute, indipendentemente dal Covid. Inoltre, per evitare la concentrazione di persone in azienda, chi può e a rotazione, lavora in smart working».
Anche in considerazione della ripresa dei contagi registrata un po’ in tutta Italia, Iveco sta pensando di intensificare i test sierologici sui dipendenti. Finora venivano effettuati con cadenza bisettimanale.
al tampone: anche l’ulteriore test ha dato esito positivo. A conferma che la malattia è in atto.
Quindi anche se il dipendente - per il tipo di lavoro svolto - ha pochi contatti con il resto del personale, si è provveduto ad individuare i colleghi che potrebbero aver avuto contatti con lui: in tutto sono sei persone che al momento si trovano a casa, in attesa di conoscere l’esito del tampone al quale in via precauzionale sono stati sottoposti.
Ricordiamo che l’Iveco ha circa 800 dipendenti, distribuiti nei diversi settori, che anche durante il periodo più difficile della pandemia non hanno smesso di lavorare.
Per questo l’azienda si è dotata subito di tutti i dispositivi necessari per individuare con tempestività gli eventuali soggetti malati, evitando il diffondersi nel virus.
«Fin da subito - spiegano i rappresentanti dell’azienda - abbiamo organizzato i controlli all’ingresso, per cui a tutti coloro che entrano viene misurata la temperatura: attualmente abbiamo dei sensori che misurano automaticamente la febbre. Ogni giorno distribuiamo due mascherine a ciascun dipendente. Ci sono cartelli nei vari reparti con le raccomandazioni igienico-sanitarie da seguire oltre a dispenser di disinfettante. Dispositivi aggiuntivi sono stati previsti per proteggere coloro che hanno qualche problema di salute, indipendentemente dal Covid. Inoltre, per evitare la concentrazione di persone in azienda, chi può e a rotazione, lavora in smart working».
Anche in considerazione della ripresa dei contagi registrata un po’ in tutta Italia, Iveco sta pensando di intensificare i test sierologici sui dipendenti. Finora venivano effettuati con cadenza bisettimanale.


