BOLZANO. «Adesso Goran Mohamad Fath potrà riavere il permesso di soggiorno e ottenere di nuovo dai Servizi sociali il sussidio economico legato al suo stato di invalido al 67%. Inoltre, l’Ufficio del lavoro gli ha promesso un lavoretto. Per lui inizia finalmente una nuova vita: non c’entra nulla con il terrorismo internazionale. Non a caso il giudice per le indagini preliminari di Trento a marzo ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a suo carico». È soddisfatto l’avvocato Christian Dorigatti che assiste Goran Mohamad Fatah, 29 anni curdo-iracheno, arrestato dagli uomini del Ros a metà novembre a Merano, assieme ad altri cinque connazionali e ad un kossovaro, residenti in Alto Adige. Pesantissima l’accusa formulata nei loro confronti al termine di una complessa indagine durata quattro anni e basata sul controllo delle chat e ore e ore di intercettazioni telefoniche: associazione con finalità di terrorismo di stampo jihadista.

L’uomo in quanto presunto membro della cellula jihadista, attiva in mezza Europa, secondo il teorema accusatorio avrebbe fatto nel 2013 un viaggio in Iraq per consegnare un pacco contenente materiale elettronico (probabilmente - si disse - destinato al confezionamento di ordigni ad alto potenziale).

«Il viaggio in Iraq c’è stato effettivamente - conferma il legale - ma lo ha fatto per andare a trovare sua madre gravemente malata e nella valigia c’era semplicemente una versione elettronica del Corano, nulla più. Il mio cliente ha ammesso di conoscere anche gli altri arrestati, ma per il semplice fatto che sono suoi connazionali e abitano a Merano. È vero anche che frequentava la scuola coranica online: ciò non significa che sia un pericoloso terrorista».

Dopo qualche giorno di carcere, l’uomo era tornato in libertà, ma la commissione nazionale per il diritto di asilo a febbraio gli aveva revocato la protezione sussidiaria, che dà diritto al permesso di soggiorno, ritenendolo “pericoloso per la sicurezza dello Stato”.

Di qui la decisione della questura di non rinnovargli il permesso stesso.

Nonostante la successiva archiviazione del procedimento a suo carico, la commissione nazionale per il diritto di asilo aveva confermato la revoca della misura. Di pochi giorni fa la decisione del Tribunale di Trieste di sospendere la revoca della protezione sussidiaria, che ha consentito all’iracheno di riavere il permesso di soggiorno, il sussidio economico e quanto prima anche un lavoro.