BOLZANO. L'Expo arriva a Bolzano dentro un fila di tir per ridisegnare il Kampill Center. E così Bolzano stessa diventa il centro della nuova architettura del "dismantling", lo smantellamento: dismettere per ricostruire, "Built to build", non sprecare materiali preziosi e contemporanei, luci e ingegnerie costruttive ma riapplicarli in altri contesti. In via Innsbruck, dopo ponte Campiglio, tra nuovi bar, ristoranti creativi, uffici e aziende che operano alle frontiere del design come "Vetroricerca", Italo Rota uno degli architetti italiani che (appunto) ha progettato e costruito alcuni tra i padiglioni più attrattivi dell'Expo milanese, autore di icone tra i mobili di design, architetture e alberghi in tutto il mondo, ridisegnerà la facciata dell'edificio bolzanino usando i materiali usati per la rassegna appena conclusa.

Un grande portale fatto di tubi luminescenti provenienti dal padiglione Enel a Milano. Corsie riflettenti come un organo apparentemente sconnesso di una chiesa fuori dal tempo e dallo spazio. E poi led e scritte che corrono sui fianchi ad indicare qualcosa che, forse, apparirà più sotto: una sosta, un appuntamento, un luogo insolito. Lo si vedrà da lontano il nuovo "arco bolzanino". Alle porte della città.

Visibile da lontano per chi sta per immettersi da nord. Come l'annuncio di una novità urbana. Alla presentazione dell'evento, con i materiali arrivati da Milano appoggiati sulle pareti, le luci e i rendering in attesa del cantiere, c'era, tra gli altri (architetti, imprenditori, immobiliare, economia), anche Kuno Prey, inventore e motore della facoltà di Design dell'Università bolzanina a confrontarsi per le scelte progettuali con Italo Rota e sul senso dell'operazione architettonica ma anche, in fondo, artistica. E urbanistica, vista la collocazione del Kampill quasi fosse la porta della città verso nord. L'idea, pone improvvisamente Bolzano ben dentro il dibattito che costituisce l'avanguardia delle realizzazioni di questo tipo. E cioè la dismissione di luoghi esemplari (come l'Expo o altre architetture temporanee) che, invece di finire nelle discariche o essere ricostruiti così come erano (alcune regioni o stati hanno riportato a casa i loro padiglioni, semplicemente riproponendoli pari pari), tende a riutilizzare i materiali e dunque a preservarli (scelta ecologica...) ma immettendoli in costruzioni nuove, per le quali "non" erano stati pensati. In sostanza: decontestualizzandoli.

Un mantenimento creativo di oggetti estremamente preziosi, sia dal punto di vista tecnologico, sia realizzativo che dei materiali impiegati "ab initio".

Autore di questa visionaria “follia” costruttiva e de-costruttiva Kurt Baumgartner, imprenditore di Bressanone trapiantato a Bolzano. Che ha progettato qualche anno fa il Kampill e sta aspettando di mettere a cantiere un nuovo edificio polifuzionale poco oltre il ponte, alla rotonda prima del Cineplexx. Offrendo, per ora, proprio alla multisala l'uso del terreno su cui sorgerà il complesso come

parcheggio per gli spettatori. Per avviare l'operazione, Baumgartner ha seguito nei dettagli le operazioni di smantellamento di Expo, scegliendo con l'architetto Rota i materiali posti in vendita e provenienti dai padiglioni più ambiti. Ora il progetto Kampill è definito. E presto, molto presto, sarà visibile. Un portale illuminato che darà un segno contemporaneo all'ingresso della città.

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