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BOLZANO. Con l’Accordo di Roma si torna all’«equità» del contributo dovuto dalla Provincia di Bolzano al risanamento delle finanze statali fino al 2023. Lo ribadisce il presidente provinciale Arno Kompatscher, che ieri pomeriggio ha presentato al consiglio provinciale il «Patto di garanzia», come è stato chiamato il documento firmato giovedì da Kompatscher, dal presidente trentino Ugo Rossi e dal ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan. Fredda l’accoglienza di una parte delle opposizioni, in particolare la destra tedesca, che sottolineano «non ci fidiamo di Roma». Che valore hanno impegni scritti da parte di uno Stato «che non ha più nulla?». Anche Hans Heiss (Verdi) ha chiesto «più chiarimenti sulla solidità giuridica dell’accordo». Pollice verso di Freiheitlichen, Stf e BürgerUnion sulla decisione di ritirare i ricorsi da 2,3 miliardi di euro in cambio dell’attenuazione della stretta da 800 milioni all’anno imposta dai governi a partire dal 2011. «Pagheremo una quota fissa di 476 milioni all’anno», ricorda Kompatscher, sottolineando che si è trattata di una «conciliazione stragiudiziale». Ma ciò, aggiunge Elena Artioli (Team A) «non ci impedirà di presentare nuovi ricorsi, se Roma non rispetterà gli accordi». Ai dubbi Kompatscher ha risposto ricordando la rivolta delle Regioni contro Renzi, per il taglio di 4 miliardi: «Grazie a questo testo saremo esclusi da sacrifici supplementari per 200 milioni». Siparietto comico tra Bolzano e Trento sul testo dell’accordo. Il consiglio provinciale trentino era impegnato dalla mattina in una discussione sul patto finanziario basata solo su una relazione distribuita da Rossi. Nel primo pomeriggio Kompatscher ha invece consegnato il testo ai consiglieri altoatesini. A Trento lo hanno saputo. Bufera immediata sul governatore Rossi. Così Kompatscher riassume i contenuti.
Il contributo annuale. Fino al 2023 la Provincia è chiamata a contribuire al risanamento del debito con 476 milioni all’anno. Di 413 milioni è il contributo per Trento e 15 per la Regione. In tutto 904 milioni all’anno dal Trentino Alto Adige. Successivamente la cifra verrà calcolata in base agli interessi sul debito pubblico (oggi 0,6%). Solo in caso di eventi eccezionali, come lo sforamento dei parametri fissati dall’Ue o catastrofi naturali, il contributo potrà essere aumentato del 10% (un importo più alto andrebbe trattato). Ai 476 milioni, vanno aggiunti gli importi dell’Accordo di Milano (518 milioni). Il segretario generale Eros Magnago contesta però la sommatoria di 994 milioni: «Sono molti di meno. Solo dal rimborso delle funzioni delegate per scuole, strade e altro otteniamo 400 milioni. Nell’Accordo di Milano il sacrificio finanziario aveva come contropartita la nostra conquista di deleghe e libertà di movimento sui tributi». Certi di Milano sono almeno i 100 milioni per i comuni di confine e altre funzioni.
Il periodo transitorio. Fino al 2018 la Provincia continuerà a versare gli attuali 800 milioni, non i 476 pattuiti. Ma lo Stato con il patto si è impegnato a restituire dal 2019 la differenza in rate di 20 milioni all’anno. E questo perché non verranno più ammesse le riserve all’erario, che costituivano una parte cospicua dei tagli. Le riserve all’erario non potranno più essere imposte per esigenze di riequilibrio della finanza pubblica. Lo Stato potrà trattenere per sé il gettito di nuovi tributi solo in presenza di calamità o eventi eccezionali.
Il patto di stabilità. Questa viene presentata come la vera boccata di ossigeno. Il patto di stabilità (misure di contenimento della spesa) impediva alla Provincia di spendere denaro che pure aveva in cassa. Entrerà in vigore il metodo dei saldi di bilancio: Bolzano e Trento dal 2017 saranno libere di spendere ciò che eccede il pareggio di bilancio.
Riequilibrio con Trento. Negli ultimi tre anni Bolzano ha versato più di Trento. I nuovi parametri di calcolo basati sul Pil, permettono il riequilibrio e il recupero di 33,5 milioni all’anno per tre anni.
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