BOLZANO. Diego Moltrer si era fatto largo nella vita del consiglio regionale con il suo modo di essere uomo e politico. Smarrimento, lacrime e rimpianto tra i colleghi di tutti i partiti anche a Bolzano. Si era creato un legame forte con il presidente provinciale Arno Kompatscher. Entrambi al primo mandato, proiettati subito nello scandalo dei vitalizi d’oro, che hanno dovuto imparare a gestire. «Sono sotto shock», racconta Arno Kompatscher, «In questi mesi era nata una amicizia personale. Ha gestito il suo incarico di presidente del consiglio regionale con autorevolezza e carattere». Era un uomo di poche parole, Moltrer, ma faceva ciò che diceva. E questo gli ha conquistato una stima che poche volte si incontra nel mondo della politica. Un esempio su tutti: la trasparenza adottata sui vitalizi, le restituzioni e i ricorsi, perché era convinto che i cittadini avessero il diritto di sapere. Conferma Kompatscher: «Da subito aveva scelto la linea della trasparenza. Il suo era un comportamento sobrio, senza attaccare nessuno, ma anche volendo uscire da questa situazione con trasparenza e una gestione autorevole». Il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta invia le condoglianze alla «sua famiglia e alle istituzioni del Trentino, che perdono un rappresentante di grande valore, del quale ho avuto modo di apprezzare le qualità umane e politiche». Tra Patt ed Svp il rapporto è stretto. Con l’uomo Moltrer l’alleanza politica aveva un colore più intenso. Dieter Steger, capogruppo della Svp, alle riunioni sedeva vicino a Moltrer: «Diego era un uomo che stava ai patti. Un uomo, insomma. Se stringevi un accordo con lui, potevi guardarlo negli occhi e sapevi che lo avrebbe rispettato. Abbiamo perso un amico». Tutti raccontano della «treccia mochena», la focaccia che Moltrer portava da casa e offriva a colleghi, collaboratori e giornalisti, durante le riunioni-fiume. Era il suo modo per dimostrare che gli interessava stare tra “persone”, al di sopra dei rispettivi ruoli. «È incredibile come mi fossi legato a lui in pochi mesi», confessa Walter Blaas (Freiheitlichen), «Diego riusciva a farti l’effetto di essere una persona che ti accompagnava da sempre. Il mio rimpianto sarà la cena a casa mia cui non ho fatto in tempo a invitarlo. Avevo detto a mia moglie: “Voglio farti conoscere il Diego”. Generoso come pochi. Nelle giornate più intense della legge sui vitalizi avevamo terminato una riunione a Trento a mezzanotte inoltrata. Con la collega Amhof stavamo organizzando un taxi per rientrare a Bressanone. “Vi porto io”, ha detto. Chi fa un gesto simile?».Liliana Di Fede, gli rende omaggio a nome del Pd: «Si è impegnato con passione ed equilibrio per la dignità delle istituzioni». Elena Artioli (Team A): «Una grande perdita per la buona politica che ha saputo così ben interpretare nelle difficili e note vicende». Rispetto dai Verdi, che ricordano la morte per infarto nel 2010 anche di Seppl Lamprecht: «Moltrer ha gestito una delle crisi più pesanti del consiglio regionale con determinazione e competenza, dimostrando le sue notevoli capacità di risoluzione dei problemi e mantenendo la sua autonomia». Il M5S riconosce lo stile politico di Moltrer: «Su opposti fronti politici, il dialogo è sempre stato possibile». Un grazie al presidente arriva da Hansjörg Kofler del forum contro i vitalizi. Enrico Lillo, coordinatore regionale di Forza Italia, rende onore al «coraggio e alle capacità». Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) ricorda i «gesti spontanei con cui sapeva stemperare le tensioni». Questo l’omaggio di Toni Serafini (segretario della Uil): «Grande trasparenza e sobrietà». (fr.g.)

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