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BOLZANO. Alla fine Arno Kompatscher, messo alle strette dalle polemiche degli ultimi giorni, è stato costretto ad ammettere l’intervento dell’ex deputato della Volkspartei Siegfried Brugger per far ottenere la cittadinanza italiana nel tempo record di 6 settimane alla svedese Marie Mawe. Il presidente del Consorzio dei Comuni, però, tiene a fare una precisazione, per lui sostanziale: «Io non me ne sono occupato, così come la Parteileitung, il direttivo del partito, ha deciso di non intraprendere alcuna azione per velocizzare l’iter burocratico».
Kompatscher spiega che la cittadinanza-lampo alla Mawe, che ha indignato 3 mila stranieri in attesa da anni, non è stata nemmeno ottenuta dalla Volkspartei nell’ambito di un patto con il Pd a Roma, come era stato ventilato da Eva Klotz in un’interrogazione presentata l’altroieri in Consiglio provinciale. Secondo il sindaco di Fiè allo Sciliar sarebbe stata la Mawe, manager della Bls in Italia da sette anni e mezzo, a chiedere personalmente l’intervento di Siegfried Brugger.
«È stata la signorina Mawe - sottolinea Kompatscher nella sua nota - a contattare l’ex parlamentare Brugger, che conosce personalmente (“zu ihrem privaten Bekanntenkreis gehört “ndr) per far sì che l’iter burocratico a Roma si concludesse positivamente nel minor tempo possibile». Questa presa di posizione fa pensare che Kompatscher non abbia gradito particolarmente questa mossa, che ora rischia di scontare anche personalmente in termini di consensi. Ieri, nel frattempo, Marco Galateo e Alessandro Bertoldi di Forza Italia hanno consegnato nella sede Svp, in via Brennero, una lettera aperta, una bandiera tricolore ed un evidenziatore alla stessa Mawe.
Fa riflettere, invece, di più la presa di posizione di Mohammed, marocchino che lavora in Italia da 8 anni nel settore dell’informazione e della Tv e che è ancora in attesa della cittadinanza.
«Sono indignato - commenta Mohammed - per aver capito che l'isola felice Alto Adige non è al riparo dall'immondizia delle raccomandazioni. Provo rabbia perché sono quasi due anni che sto aspettando una risposta da Roma alla mia domanda per ottenere la cittadinanza italiana. Una semplice risposta. Negativa o positiva che sia. Ma almeno una risposta. Sono andato via 8 anni fa dal mio Paese, il Marocco, per trovare giustizia e parità di diritti e trattamento qui in Italia, in Alto Adige. Invece in questi giorni ho letto la storia della signorina Mawe. Mi sembra strano che un uomo come Arno Kompatscher accetti nella sua squadra persone che, non solo, non esitano a chiedere raccomandazioni, ma lo ammettono senza sprofondare dalla vergogna. Vergogna per chi ha chiesto di accorciare i tempi e per chi ha concesso quella cittadinanza».
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