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BOLZANO. «Di nuove aziende che paghino mille euro al mese non ce ne facciamo niente. Noi dobbiamo garantire aree per insediamenti innovativi, in grado di offrire stipendi dai 2 mila euro in su». Come il governatore Arno Kompatscher, anche Stephan Konder, vicesindaco di Bolzano nonché assessore all'Urbanistica, entrando nel dibattito sullo sviluppo della zona produttiva di Bolzano che si intreccia con i problemi abitativi, traccia l'identikit delle aziende che si vorrebbero nei prossimi anni a Bolzano e più in generale in Alto Adige: sempre più green, innovative e sostenibili. Ma va oltre e parla anche di retribuzioni, fissando l'asticella minima sopra quota 2 mila euro al mese.
Sul futuro della zona produttiva di Bolzano lei dunque ha le idee chiare.
Io sì, altri forse meno. Però è importante avere chiaro il tipo di sviluppo che vogliamo, per poi decidere quanti terreni serviranno per nuovi insediamenti ed eventuali ampliamenti.
Da quel che si capisce vorrebbe posti di lavoro altamente qualificati, capaci di produrre un importante valore aggiunto e quindi ben retribuiti. Un modello che in realtà tutti vorrebbero.
Il mio ragionamento parte da un dato di fatto: già oggi e nei prossimi anni sarà peggio, abbiamo grosse difficoltà a reperire personale. Quindi non ci servono aziende che abbiamo bisogno di tanti collaboratori da pagare poco. Perché non ce la faranno mai a trovare casa, visti gli affitti stratosferici del mercato bolzanino. Non è questo il tipo di sviluppo su cui deve puntare una città come Bolzano che ha un territorio molto piccolo.
La giunta è nell'occhio del ciclone per quella frase inserita nelle premesse del Piano di classificazione acustica: "incentivare la delocalizzazione delle imprese con attività rumorose" .
In realtà, il termine "delocalizzazione" era già inserito nel Piano adottato nel 2018. Nessuno ovviamente vuole cacciare le aziende che creano ricchezza, posti di lavoro e, pagando le imposte, garantiscono il nostro welfare. Ma a scanso di equivoci dovrà essere tolta. Al di là delle polemiche comunque, sono contento che il Piano di classificazione acustica, che fissa il livello di rumore nelle diverse zone della città, dopo l'approvazione in giunta, stia facendo il suo iter nelle commissioni e poi in consiglio comunale.
Dopo sei anni di discussioni e rinvii si intravede almeno la luce in fondo al tunnel.
Ammetto che i tempi sono stati lunghi. Però è importante avere finalmente un Piano di classificazione acustica, perché è una delle condizioni necessarie per fare il Programma di sviluppo comunale territorio e paesaggio, indispensabile per quantificare il fabbisogno di aree per aziende e case.
Avete individuato lo studio che dovrà occuparsene?
Sono appena scaduti i termini per la presentazione delle offerte. Ne sono arrivate tre. Tocca alla commissione tecnica scegliere a chi affidare l'incarico. Avranno 18 mesi per consegnare lo studio.
Lei cosa pensa del progetto del quartiere Ponte Roma con mille alloggi e altri 500 per studenti da mettere sul mercato in un paio d'anni?
Che è tutto prematuro. Va fatta una valutazione complessiva.
Gli industriali vi chiedono di mettere la classe acustica V in tutta la zona produttiva, come avviene dal confine di Salorno in giù.
Non è possibile, perché in Alto Adige si applica la normativa provinciale che è più restrittiva di quella nazionale in vigore nel resto d'Italia. E comunque, bisogna tener presente che nella zona produttiva di Bolzano ormai non ci sono soltanto fabbriche.
Parliamo di case che non ci sono: la Svp non vuole cedere neppure un metro di verde, per edificare e tentare di raffreddare i prezzi.
La preoccupazione di non consumare ulteriori aree verdi dovrebbe essere comune a tutti e non solo della Svp. Bisogna cercare di costruire sul costruito.
Giustissima preoccupazione, il guaio è che con lo slogan di "costruire sul costruito" a Bolzano è tutto fermo.
Ci sarebbero delle aree su cui costruire in tempi brevi. Penso ai terreni delle caserme Huber di viale Druso. Bisogna chiedere all'assessore Galateo perché non si muove nulla.
Anche lei però aveva promesso di accelerare sull'operazione di Aslago: da 52 alloggi Ipes fatiscenti a 180.
Stiamo discutendo con l'Ipes, perché l'obiettivo è coinvolgere nell'operazione anche i privati e le cooperative. Sono fiducioso che l'operazione possa andare in porto in tempi relativamente brevi.


