BOLZANO. Volevano proteggere i loro ragazzi. Che fossero figli - come Naima El Afrah che ha quattro meravigliosi ragazzi di 20, 17, 15 e 8 anni - oppure semplicemente la parte giovane della grande comunità che abita i popolosi condomini di via Cagliari. Salvarli dalla violenza, dalla droga che, in queste zone, «gira anche tra i piccoli». Ma anche dal bullismo, dai pregiudizi, da quella voce nella testa che dice ai ragazzi, specie se con background migratorio, «inutile che studi, tanto non andrai più lontano di così». Per dare un futuro a questi bambini, cresciuti in fretta sotto i loro occhi tra i cortili delle case popolari, un gruppo di donne marocchine ha fondato l'associazione "Generazioni Agial". Una storia di solidarietà e di coraggio tutta al femminile.

Due anni di impegno

Ieri hanno festeggiato il secondo anniversario nel centro CharlieBrown. «Uno spazio di cui possiamo usufruire per le nostre attività - spiega la presidente Laila Fadad - Per questo ringraziamo l'associazione La Strada, che ci viene sempre incontro. Il problema è che è diventato troppo piccolo: vengono da noi famiglie anche da altri cortili e non riusciamo ad accoglierle tutte». Sono un gruppo autofinanziato una decina di donne, Le loro attività sono rivolte ai bambini e ragazzi tra i 7 e i 15 anni, ma spesso accolgono anche i più grandi con cui organizzano corsi, feste ma anche incontri con psicologi ed esperti. «Innanzitutto cerchiamo di ascoltare i loro problemi», spiega la vice presidente Naima El Afrah. In quell'ambiente così rassicurante, tra un tè marocchino e un dolce offerto da quelle mamme acquisite, gli adolescenti si confidano.

Raccontano del timori per il futuro, dei brutti giri dei loro amici. «Dei loro sogni - sorride Laila - Una ragazza ci ha raccontato di voler studiare giurisprudenza, ma di non sapere come fare. Da lì è nata l'idea di invitare giovani impegnati in carriere particolari, perché fossero da esempio. Uno di quelli che viene spesso a parlare con i ragazzi è Abdallah Chniouli (consigliere comunale, ndr)».

I ringraziamenti

«A tutte quelle persone che in una piccola possibilità intravedono un percorso importante va il mio più sentito ringraziamento - ha detto Chniouli riferendosi alle "mamme" di via Cagliari - Si sono rimboccate le maniche, hanno collaborato a stretto contatto con La Strada per la nascita di questo progetto. Sono profondamente orgoglioso di queste donne. In loro rivedo la forza di mia madre. Le loro attività sono un valore culturale inestimabile per tutti i bambini di questi quartieri. Un esempio di emancipazione ed empowerment femminile. Valorizzare identità e cultura madre, e allo stesso tempo approfondire quella del contesto in cui si cresce. In un mondo che tende spesso a demonizzarli, c'è ancora chi crede nei giovani».

«Ringrazio queste donne perché hanno una potenza dentro e fuori che noi tutti sogniamo», le parole di Demetra Melotto Magrini. Coordinatrice del progetto "Cammini 3.0", ha accompagnato il gruppo di donne a costituirsi associazione. «Generazioni Agial è un progetto che ho visto nascere e mi porto nel cuore - prosegue - Un seme che ha saputo germogliare in questo contesto di comunità. Farsi grande insieme al "Charlie" e alle altre realtà che rappresentano l'identità di questo quartiere». A mostrare vicinanza alle donne dell'associazione in occasione della festa per i due anni c'era anche Ipes. «Allontanare i ragazzi e i bambini da quello che è il disagio, da ciò che li può sviare: chi meglio di queste associazioni può farlo - così la presidente Francesca Tosolini - Grazie per quello che fate». La speranza per l'associazione è che Ipes le aiuti a trovare uno spazio più grande per accogliere tanti giovani. «Una volta si sono presentati in 40 - racconta Laila Fadad - Non ci saremmo mai aspettate così tanti adolescenti qui da noi di sabato. Non sapevamo dove metterli».

Le attività

La prima battaglia è stata fatta per sistemare il campetto condominiale. Ora una copia delle chiavi ce l'hanno le donne di "Generazioni Agial". Mano a mano il palinsesto di attività dell'associazione si è infittito: dai corsi di cucina, alle lezioni di calligrafia araba. Hanno coinvolto i bimbi nella pulizia del cortile. «Per trasmettere senso civico e valori universali, non per forza legati alla cultura dell'Islam - spiegano - Anche perché oltre a famiglie marocchine e tunisine, in questo quartiere convivono tantissime culture diverse: italiana, albanese, pakistana eccetera». Con i più grandi si discute di tossicodipendenza, e disagio psichico con gli esperti dell'associazione "Germoglio". «Vogliamo che i giovani che vivono qui si sentano accolti e ascoltati», conclude Laila Fadad.