BOLZANO. Quando parla giureresti che sia una romana doc e invece Karoline Comarella, 24 anni, è bolzanina: padre italiano e madre tedesca. Del tedesco parlato in casa fin da piccola però, non c’è traccia.

«Per questo anche se potrà sembrare strano - racconta l’attrice - per interpretare il ruolo di una giornalista berlinese corrispondente in Italia che parla l’italiano con il tipico accento tedesco, ho dovuto studiare molto».

Bella e impegnata nel lavoro di attrice scelto fin da adolescente, è Karolin nel film documentario“I ragazzi di Pippo Fava”, ideato e scritto da Gualtiero Peirce e Antonio Roccuzzo, prodotto da Cyrano New Media con RaiFiction. Andrà in onda stasera su Rai3 alle 21.30, esattamente trent’anni dopo l’omicidio di Fava.

«Nel film-documentario si racconta l’ultimo periodo della vita di Fava, grande giornalista e intellettuale siciliano, ucciso dalla mafia per aver difeso il diritto di cercare e raccontare la verità. Per me è stata l’occasione per approfondire la storia di un uomo e di un professionista che scelse di condividere il progetto del suo giornale “I Siciliani” con un gruppo di giornalisti ventenni, per trasmettere a quei giovani un messaggio di libertà. Il film è girato a Catania».

Che ruolo ha Karolin nel film?

«La giornalista viene inviata in Sicilia per fare un servizio su Pippo Fava e i suoi ragazzi impegnati appunto nell’avventura de “I siciliani”».

Quando ha deciso che da grande avrebbe fatto l’attrice?

«Avevo 13 anni quando ho cominciato a frequentare la Musical School. Poi ho recitato nelle Vbb. Mi piaceva e ho deciso che questa sarebbe stata la mia vita. Per questo ho fatto le valige e sono partita per Monaco. Destinazione: scuola di recitazione».

E poi da Monaco a Roma.

«Ho fatto un provino all’Accademia di arte drammatica e mi hanno presa al primo colpo».

I suoi genitori l’hanno incoraggiata o avrebbero preferito che facesse qualcos’altro?

«Mi hanno sempre appoggiata benché questo sia un lavoro che dà poche sicurezze. Anche gli altri oggi, per la verità, non ne danno molte, ma questo ne dà ancora meno».

Il film-documentario su Pippo Fava è la sua prima esperienza cinematografica?

«Sì, finora ho sempre fatto teatro. Due cose diverse, ma entrambe affascinanti».

Attualmente a cosa sta lavorando?

«Questa è la mia seconda collaborazione con il Teatro Stabile. Attualmente sono a Roma. Ma l’8 e il 9 sarò a Trento : interpreto Greta, una serva grottesca ne “La brocca rotta”».

Superstiziosa come tutto il mondo dello spettacolo?

«Confesso di sì, per cui non passo sotto una scala, non indosso il viola e se mi attraversa la strada un gatto nero, in teatro ci vado perché non ho alternative, ma non sono tanto tranquilla».

Gesti scaramantici prima di entrare in scena?

«Arrivo sempre mezz’ora prima in teatro perché amo fare le cose con calma e mi piace il silenzio prima dell’arrivo del pubblico». ©RIPRODUZIONE RISERVATA