BOLZANO. Ha fatto i conti, Paolo Desideri. «Abbiamo concluso in questi giorni la valutazione dei costi - dice l'architetto - e alla fine siamo finiti di poco sopra i 200 milioni per tutte le opere infrastrutturali dell'Areale: scavi, cantierizzazione, spostamento dei binari... Con l'aggiunta degli oneri e degli espropri si toccheranno i 300. Budget rispettato». E anche i tempi. Perchè con quest'ultima progressione avrà avuto ragione il sindaco: «Si firma l'accordo e si parte con l'iter entro aprile». Desideri ha chiuso la due giorni di riaggiornamento sulla grande opera dell’Areale, dopo la relazione dell’architetto Boris Podrecca l'altra sera nella sede della Svp, illustrando l'impianto e la logistica al resto della maggioranza. Podrecca è l'autore di gran parte dell'impianto architettonico, Desideri di quello infrastrutturale. È uno dei massimi esperti di impianti ferroviari. Ha concluso il progetto della nuova stazione di Roma e sta lavorando, tra gli altri, a quello di Casablanca. La sua più grande sfida, ora, a Bolzano? «La cantierizzazione. Che vuol dire spostare i binari e, nel mentre, continuare a farli funzionare, a far muovere i treni e a rispettare gli orari...». E ieri, così come Caramaschi era accanto a Kompatscher venerdì nella relazione (in tedesco) di Podrecca alla Svp, Kompatscher non ha mancato di sedersi accanto al sindaco nella relazione (in italiano) dell'altro architetto del team, Paolo Desideri. Di fronte, assessori e consiglieri di maggioranza, da Repetto a Gennaccaro, a Maria Laura Lorenzini, da Randi al presidente della commissione urbanistica Andriollo, ai Verdi. L'”Arpa”, lo spostamento ad arco delle linee ferrate per liberare l'enorme area destinata allo sviluppo della città sarà il nucleo l'impresa. Ma la conseguenza è, cifra sillabata ieri dall'architetto a scanso di equivoci: «35 ettari, un estensione enorme, a disposizione dei bolzanini in pieno centro». Per questo Renzo Caramaschi ha annunciato di voler ridisegnare il consueto iter di approvazione delle grandi opere: «Non ci saranno sedute di commissioni specifiche, ma convocherò direttamente il consiglio comunale. Ma non in una bensì in più sedute coordinate. Ogni sera ci sarà un tema: architettura, logistica, costi, tempi. Parleranno Podrecca e Desideri ma anche Berger e Zeppa, i nostri funzionari». Ha poi risposto, indirettamente, a quanti nella Svp (Baur in testa) erano preoccupati rispetto ai rischi di una possibile non forte presenza di controllo pubblico: «Nessuna paura, ci sarà un comitato centrale Provincia-Comune, ci saremo io e il governatore Kompatscher. E, di fronte, ci sarà un interlocutore privato unico, una committenza non frazionata. Le Ferrovie vogliono avere certezze contrattuali e di rapporti esecutivi. Perché non abbiamo pagato tutto noi? Perché il Comune non vuole andare in default...».

Desideri ha dunque confermato che, tecnicamente, tutti i dati sono a disposizione di Arbo (la società al 50% paritario tra Provincia e Comune) per indire il bando internazionale alla ricerca del privato che si accollerà i costi dello spostamento delle linee ferroviarie per poi poter usufruire di parte dei terreni liberati per insediamenti abitativi. «La cui qualità - ha aggiunto Caramaschi - sarà controllata dal pubblico. Così come tutto l'iter della questione». Iniziato nel 2004, con la presentazione in Comune dell'idea da parte dell'allora assessore all'urbanistica Silvano Bassetti. Poi nel 2011 il concorso (con 143 studi di architettura), vinto da Podrecca-Desideri, infine nel 2014 l'incarico. Come Boris Podrecca si è concentrato sugli input che gli sono arrivati per integrare la parte architettonica (piscina, centro culturale, mercati e questura) così Desideri ha fatto sulla parte infrastrutturale. Con un occhio alle ferrovie ma anche alla nuova stazione, alla scalinata che condurrà ai bus e ai parcheggi e alla viabilità esterna. Tutto il traffico sarà spostato alle spalle della stazione, verso Campiglio: davanti, solo biciclette, visto che anche il progetto della Signa prevede la pedonalizzazione dell'area. «Uno dei risultati - hanno detto Desideri e Caramaschi - sarà che i Piani, da "retro-città", diventeranno il quartiere della modernità bolzanina"».

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