BOLZANO. «Sappiamo che dietro l’accattonaggio talvolta ci sono organizzazioni che rendono schiave le persone per raccogliere l’elemosina». Lo ammette Pio Fontana, direttore della Caritas di lingua italiana che parla da persona in grado di capire se dietro una mano in cerca di aiuto e di qualche soldo vi sia effettivamente un dramma ed uno stato di necessità. «Soprattutto in questo periodo prenatalizio si vedono molte facce nuove in città tra coloro che chiedono un obolo. Arrivano anche da Verona, tutti lo sappiamo» puntualizza ancora il direttore Caritas.

E’ una presa d’atto che a livello politico l’amministrazione comunale non ha mai fatto propria. «Le forze di polizia non ci hanno mai comunicato con certezza se Bolzano sia nel mirino di organizzazioni che impongono forme di racket tra gli accattoni o presunti tali» spiega l’assessore comunale Luigi Gallo che difende la scelta fatta sino ad oggi.

In altre parole il Comune di Bolzano conferma la decisione di dire no ad azioni di forza. La scelta del Comune di Bressanone non è condivisa e non interessa. Nella città vescovile la polizia municipale, in forza di un’ordinanza comunale, ha sequestrato l’elemosina raccolta in una giornata da poveracci o presunti tali.

«Noi abbiamo scelto una strada diversa - spiega l’assessore Gallo - e continuiamo su questa strada che prevede il contenimento del fenomeno e un costante monitoraggio. Ci siamo mossi su vari livelli (come ad esempio le indicazioni dei punti di assistenza a disposizione dei clochard) rifiutando però le ordinanze e le prove di forza perchè secondo noi non risolvono nulla, nel senso che al massimo spostano il problema da una parte all’altra». L’assessore Gallo ricorda anche che vi sono già delle leggi in vigore che possono punire l’accattonaggio molesto o con i bambini.

«Penso che vadano semplicemente applicate le leggi che già abbiamo. Non serve certo inventarsi altre cose a livello comunale. Questa è sempre stata la nostra filosofia». In tema di accattonaggio organizzato, alla Caritas sono più realisti degli amministratori comunali ma la posizione sulle azioni di forza è sostanzialmente uguale. «Chi può assumersi la responsabilità di togliere alle persone la possibilità di chiedere un aiuto? » si chiede Pio Fontana che sottolinea che è più facile regalare un euro che instaurare un rapporto con queste persone .

«Credo che sia un argomento un po’ difficile. E’ vero che ci sono organizzazioni che sfruttano e organizzano l’accattonaggio in varie città ma è anche vero che il 90 per cento delle persone che chiedono l’elemosina a Bolzano o a Merano sono da noi conosciute ed effettivamente in difficoltà. Dunque un’eventuale ordinanza comunale che dovesse vietare l’accattonaggio non risolverebbe il problema. E’ fuori dubbio il fatto che vi siano organizzazioni che sfruttano i disperati ma purtroppo è anche difficile capire quando si è effettivamente davanti ad una persona bisognosa».

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